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Esteri

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

Quando si parla di guerre e di attentati, c’è un tema ricorrente: quello della fabbricazione e del commercio di armi. Recentemente esso è anche stato ravvivato da dichiarazioni del Papa al riguardo. E tuttavia si può dire che la maggior parte dei discorsi in materia manca il bersaglio.
Le frecce non scoccano da sole. I cannoni non sparano da soli. Le armi non uccidono: uccidono quelli che se ne servono. E a volte quelli che non hanno armi possono ancora strozzare qualcuno. Non soltanto in materia la buona volontà non manca mai, ma a volte è sufficiente da sola, senza altri strumenti. Where there is a will, there is a way: quando si vuol fare una cosa, il modo si trova.
L’homo sapiens, che è anche faber, nel corso dei secoli è passato dalla pietra con cui, probabilmente, Caino uccise Abele, alla bomba atomica con cui Truman convinse il Giappone ad arrendersi. La natura delle armi è legata alla tecnologia, e come la tecnologia non cessa di progredire, anche le armi non cessano di progredire. Se pure nell’orribile direzione del massimo danno inflitto ai corpi dei nemici, e dei grandi massacri. Non sorprende che il Papa Innocenzo II abbia tentato di vietare l’uso della balestra nelle battaglie fra cristiani. Purtroppo le speranze di un qualche rallentamento nei progressi letali non sono molto fondate. È vero, dal 1945 nessuno ha più usato la bomba atomica, ma si può star sicuri che qualcuno la userà in futuro, una volta o l’altra. La cosiddetta “legge di Murphy” non lascia speranze. È perfino facile fare un’ipotesi: Israele potrebbe essere costretta a servirsi del suo armamento nucleare contro l’Iran se quest’ultimo veramente cercasse di uccidere tutti i suoi cittadini. Del resto, non fu un ebreo colui che disse: “Muoia Sansone con tutti i filistei”?
Se la guerra è un’orrenda ma ineliminabile caratteristica dell’umanità (e non dei coccodrilli, sia detto en passant) ineliminabili sono anche le armi, tanto che non si ha la scelta fra non disporne o disporne (fabbricandole o comprandole): perché se si è disarmati, e si ha un vicino pubblicamente o segretamente armato, si è alla sua mercé. Se la Polonia, nel 1939, fosse stata sufficientemente forte o se avesse avuto a sua disposizione uno strumento letale di cui non disponevano i tedeschi, sarebbe stata invasa e resa schiava?
Il pacifismo incoraggia gli aggressori. Infatti la nazione che della neutralità si è fatta da secoli una bandiera, cioè la Svizzera, ha un esercito moderno e perfettamente addestrato. Hitler non aveva interesse ad invadere quel piccolo Paese, ma anche se l’avesse avuto, avrebbe forse dovuto pagare un prezzo superiore a quello che pagò per invadere l’Olanda. Una volta addentratosi fra le montagne, l’esercito tedesco avrebbe avuto tanti problemi da rimpiangere l’iniziativa.
Maledire le armi non serve a niente. Colui che veramente vuole ottenere la pace parat bellum, cioè prepara la guerra. E prepararsi alla guerra corrisponde ad avere armi a sufficienza per scoraggiare gli altri. Ché anzi, se questo è impossibile, date le dimensioni di un Paese, è il caso di allearsi con altri deboli, in modo da potere tutti insieme “fare il peso” contro il possibile aggressore. Stiamo scoprendo l’acqua calda.
Ma – dirà qualcuno – è orribile che non solo si fabbrichino armi per sé, ma se ne faccia un indecente commercio, vendendole. Che è come vendere la morte. Ottima argomentazione. Che sarebbe addirittura preziosa, se tutti si astenessero da quel commercio. Ma poiché così non è, sarebbe stupido essere gli unici a privarsi di una sorgente di lavoro, di profitto, ed anche di economie di scala. Le armi infatti sono estremamente care e se si può spalmare il costo della loro progettazione su un maggior numero di “pezzi”, i costi si abbasseranno. È per questo che tutti gli Stati che producono aerei da guerra – e non sono moltissimi – farebbero carte false per venderne almeno una decina. Naturalmente le armi più raffinate si tenta di non fornirle a coloro che potrebbero attaccare lo stesso Paese fornitore, ma è un freno subito a malincuore.
Anche qui, si scopre l’acqua calda. Se ancora si possono stramaledire le armi in pubblico, se ancora se ne può deprecare la fabbricazione e il commercio senza avere la paura di dire una balordaggine, è segno che è ancora e sempre necessario scoprire l’evidenza. L’acqua calda per alcuni sembra essere ancora oggi una sorpresa.

 

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