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Esteri
Il Marocco baluardo contro il fanatismo

 

La crescita economica prevista è del 4,8 per cento. Nel 2016 era dell’1,2 per cento.  Dati ufficiali dell’African economic outlook che fotografano il Marocco, dove un numero crescente di aziende italiane sta cogliendo le opportunità offerte anche in termini di incentivi e di vantaggi fiscali presenti nelle sue zone franche. Opportunità di cogliere allo stesso tempo il vantaggio di una posizione geografica e di una serie di infrastrutture che stanno facendo del Marocco un hub di collegamento tra Europa e continente africano. Scelta strategica e vincente per un Paese, il Marocco,  sempre più centrale in un’area carica di tensioni avendo anche saputo creare una nuova cooperazione con i Paesi africani grazie ad una diplomazia economica basata su una visione globale ed equilibrata dello sviluppo sostenibile del continente.
Temi  questi che insieme alla lotta alla precarietà e  ai servizi ai marocchini residenti all’estero, alle riforme dell’istruzione e all’integrità territoriale sono  stati toccati nel discorso di re Mohammed VI nel 16mo anniversario della sua intronizzazione.
“Tutto ciò che vivete m’interessa: ciò che vi tocca mi appassiona altrettanto, ciò che vi dà felicità mi rallegra allo stesso modo, ciò che vi angoscia figura sempre in testa delle mie preoccupazioni” ha esordito il sovrano invitando il governo ad avviare un piano d’azione  per finanziare progetti infrastrutturali nelle zone più isolate. Re Mohammed Vi ha lanciato poi un appello per una riforma dell’istruzione  segnalando come “l’apertura alle lingue e alle altre culture non intacca l’identità nazionale” ma  “contribuirà ad arricchirla” perché “l’identità marocchina è, grazie a Dio, millenaria e ben radicata e si distingue con la diversità dei suoi componenti che si estendono dall’Europa fino alle profondità d’Africa”.
Sul tema della diplomazia dopo aver ricordato l’approccio diplomatico  seguito dal Marocco per consolidare una cooperazione sud-sud efficiente, in particolare con i paesi africani, Mohammed VI ha rimarcato come  le sue “visite hanno permesso di sviluppare un modello di cooperazione economica reciprocamente vantaggiosa oltreché di migliorare le condizioni di vita del cittadino africano
E diplomazia è anche questione della sovranità nazionale, dove Re Mohammed VI ha segnalato che gli sviluppi avvenuti nella questione del Sahara “hanno dimostrato la giustezza della nostra posizione a livello Onu e la sincerità dei nostri orientamenti a livello nazionale” e quindi “sarà avviata la regionalizzazione avanzata che è il modello di sviluppo delle province meridionali del Regno”: un impegno diplomatico “rimanendo attaccati ai principi che sono alla base delle relazioni estere del Marocco, ovvero rigore, solidarietà e credibilità”.
Ma ha avvertito il Sovrano sull’identità  valoriale marocchina “non è permesso a nessuno venuto da fuori di dare  lezioni sulla religione”. Come dire “non accettare, mio popolo, l’incitamento di nessuno a seguire un rito o una dottrina originaria dall’est o dall’ovest, dal nord o dal sud, e ciò indipendentemente dal mio rispetto per tutte le religioni celesti e le dottrine che ad esse collegate”. Un avvertimento, un invito a respingere ogni tentazione esterna, ogni incitamento jihadista che trasmette false verità  che Re Mohammed VI riafferma molto spesso e, senza esagerazione, ne fanno il Re di un fronte comune contro il fanatismo.

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