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Esteri
Il successo di Biden nella pandemia e il fallimento dell'Europa

La guerra commerciale a suon di vaccini che sembrano non avere confidenza con il Vecchio Continente non sembra aver termine. Le preziose dosi sembrano non arrivare, arrivano in ritardo o, se va bene, emigrano per altri lidi. E la cartina di tornasole di un tale fallimento si è vista alla riunione in conclave europea dove si è visto il  festival delle ipocrisie. L’incontro è praticamente fallito anche perchè, dietro una finta unione di facciata, è emersa una sostanziale divisione di fatto sul tema dei vaccini.

Un’Europa così debole che ha dovuto persino ringraziare in coro il presidente americano non solo per aver partecipato in call alla riunione dopo ben 11 anni che l’America non presenziava e, secondo, per aver promesso agli europei le rimanenze dei vaccini degli americani.

Certo perchè al di là dell’Atlantico la campagna vaccinale va bene, anzi meglio del previsto. Bene a tal punto che Biden ha raddoppiato il suo obiettivo contro il Covid, non più 100 milioni di americani vaccinati nei primi 100 giorni ma ben 200 milioni.

Vaccinazioni al ritmo di 2,5/3 milioni di persone al giorno. Senza dire che, in questa apoteosi di vaccini, è riuscito a dare dosi pure a Canada e Messico.

Di fronte ad una tale dimostrazione di forza, di capacità logistica, di impegno finanziario che poteva dire la vecchia Europa se non grazie di esserci e “ se ti rimane qualche dose, noi ci siamo”. Una vergogna che avremmo potuto risparmiarci.

Ma ormai quasi nessuno tra i 27 crede più alla forza dei contratti dilettanteschi firmati dai burocrati di Bruxelles e ogni paese sta cercando una strada possibile per comprare in proprio dei vaccini sul mercato, primo fra tutti lo Sputnik V russo. Che ormai, è assodato, funziona benissimo, in primis in Israele e persino nella piccola San Marino.

Tre numeri fotografano la triste situazione in cui versa l’Europa: 88,77,300. Parliamo di milioni di dosi: 88 quelle arrivate, 77 quelle esportate e 300 quelle che si aspettano. E per l’Italia si prevede che solo il 6 maggio del 2022 si potrà avere l’immunità di gregge. Ma per il momento tutto aprile il paese sarà in zona rossa, praticamente blindato.

Le poche speranze sono riposte nel Generale Figliuolo, grande esperto di logistica e non solo, che ha promesso mezzo milioni di vaccinati al giorno. E una buona sorpresa è il trend in ascesa delle operazioni nel Lazio, regione che adesso potrebbe essere presa come buon esempio.

Ma tutto è ancora nelle mani delle Big Pharma.

Forse, fra qualche anno, avremo siti produttivi nazionali ma, al momento dipendiamo da altri sia per quello che riguarda le produzioni sia per quanto riguarda, purtroppo, i contratti.

I contratti fatti dal Regno Unito prevedevano semplicemente una semplice condizione: l’obbligo di darli. Noi europei invece abbiamo privilegiato l’estrema perfezione e sicurezza dei lotti preparati e non le date di consegna.

L’Europa ha avuto lentezze, ingenuità e ha messo tanta enfasi nel trattare il prezzo piuttosto che blindare le società relativamente alla puntualità di ricevimento. E i risultati di questo errore sono evidenti a tutti.

Ultimo ma non ultimo non si puo’ nascondere che il vecchio Continente soffre di una forte debolezza: la mancanza dei centri di ricerca.

A questo proposito fa impressione il ranking delle prime aziende high tech e di ricerca nel mondo. Le prime 18 aziende sono americane, coreane, giapponesi, cinesi ma di europee nemmeno l’ombra. E questo la dice lunga sulla differenza di visione strategica tra le diverse potenze mondiali.

E adesso questa differenza è emersa in tutta la sua gravità.

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