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Esteri

di Enzo Coniglio

Come c’era da attendersi, l’immigrazione è diventato il problema maggiore che rischia di sconvolgere gli equilibri politici consolidati in molti Paesi europei e non solo di piccole e medie dimensioni come l’Ungheria, la Macedonia, l’Austria, la Croazia, la Slovenia…

Da ieri, lunedì 14 marzo, anche la potente e stabile Germania subisce i contraccolpi che rischiano di mandare in frantumi un asse politico giudicato insuperabile tra i due maggiori partiti: la Cdu di Angela Merkel (Christlich Demokratische Union Deutschlands) e la Spd del vice cancelliere, Sigmar Gabriel (Sozialdemokratische Partei Deutschlands).

Adesso i partiti che si contendono il potere sono quattro: accanto al Cdu e al Spd, si sono imposti l’Afd (Alternative für Deutschland), movimento populista di destra, nato appena tre anni fa e guidata dalla dinamica quarantenne Frauke Petry e il Partito dei Verdi, da 30 anni presente nel Parlamento tedesco e dal 2013 guidato da Katrin Göring-Eckardt e da Anton Hofreiter .

Significativo e preoccupante appare il successo dell’Afd che ha ottenuto il 23,9% nel Sachsen-Anhalt, il 12,3% in Renania-Palatinato e il 14,6% nel Baden-Württemberg, – nella Germania dell’Est e in quella dell’Ovest – malgrado l’ostracismo dei media nazionali che ne hanno oscurato la campagna. Il Partito dei Verdi, da parte sua, ha superato per la prima volta la Cdu con il 31% nel Baden-Württemberg.

La ragione di una tale rivoluzione non lascia dubbi:una larga fascia della popolazione tedesca soprattutto dell’Est, contesta la politica delle porte aperte nei confronti degli immigrati inaugurata da Frau Merkel che comunque non si lascia scoraggiare e annuncia che continuerà nella politica intrapresa, pur sapendo che la sua leadership nel partito, potrebbe essere seriamente insidiata da Horst Seehofer, capo del Csu bavarese (Unione Cristiano-Sociale).

Naturalmente c’è da chiedersi se il risultato tedesco possa avere delle ripercussioni nelle discussioni in corso in seno all’Unione Europea e negli altri Paesi europei e naturalmente in Italia. Lo sapremo fra qualche settimana. Intanto una cosa è certa: il tema della immigrazione esaspera la crisi finanziaria in corso e va affrontata con assoluto rigore sapendo che ogni decisione poco ponderata potrebbe avere un costo politico molto ma molto caro.

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