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Esteri
Intervento russo in Siria: svolta geopolitica

di Paolo Sensini

Sono ormai più di quattro anni che si trascina lo stato di crisi nel Vicino e Medio Oriente, ma oggi possiamo dire di trovarci a un punto di svolta. Tutto ha avuto inizio con la famosa "Primavera araba" che ha visto la destabilizzazione dell'intera area e, in particolare, il crollo del regime libico e l'assassinio in diretta televisiva del colonnello Gheddafi. A questo è seguito un terremoto politico in Egitto in cui vi è stato prima l'insediamento al governo dei Fratelli Musulmani e poi, con un Colpo di Stato che ha goduto dei favori della maggioranza del Paese, la presa del potere da parte dei militari egiziani capeggiati dal generale al-Sisi. Ma il vero punto critico in questi anni è sempre rimasta la Siria, dove una sfibrante guerra interna ha letteralmente dilaniato il Paese. Tutti i media occidentali hanno sempre parlato di "guerra civile", come se il conflitto fosse esclusivamente incentrato su attori interni, ma con il passare tempo i "fatti" si sono mostrati in una luce assai diversa. In altre parole è emerso che i "rivoltosi" colpevoli di aver messo a ferro e fuoco la Siria sono per la gran parte jihadisti provenienti da Paesi del mondo arabo, dal Nord e Centro Africa, Europa, Caucaso, Asia Centrale e Stati Uniti (in tutto circa 100 Paesi). Una sorta di "brigate internazionale" del fondamentalismo islamico che si sono date appuntamento in terra siriana. E, cosa assai più grave, che erano e sono tuttora sostenuti finanziariamente e militarmente dai petromonarchi di Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Turchia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Questa situazione, è bene specificarlo, non è una boutade da "complottisti", come viene liquidato con sprezzo chiunque non si adegui all'informazione di regime, ma un dato ormai ammesso obtorto collo da uomini di governo e acclarato da importanti organi d'informazione occidentali. Una realtà che, tra l'altro, trova proprio in questi giorni piena conferma su svariati media. Da quando l'ISIS è balzato all'onore delle cronache internazionali, cioè più o meno dal giugno 2014, si è formata una coalizione internazionale capeggiata dagli Stati Uniti che aveva come sua precipua missione di "eliminare" gli jihadisti dello Stato Islamico. Ma quali sono stati i risultati concreti? Un nulla di fatto, anzi paradossalmente da quel momento i terroristi islamici sono dilagati in tutta l'area aumentando a dismisura il territorio a cavallo tra Siria e Iraq sotto il loro controllo proclamando addirittura la nascita del "Califfato".

Per farla breve, la coalizione internazionale che doveva "annichilire" i fondamentalisti non è riuscita a combinare praticamente nulla. E così il "Califfo" e i suoi uomini sono cresciuti a dismisura fino a erodere porzioni sempre più più grandi di Siria e Iraq (Siraq), guarda caso proprio le zone più ricche di giacimenti petroliferi dei quali hanno fatto abbondante commercio via Turchia. Ma oggi, appunto, l'intervento russo su richiesta del legittimo governo siriano spariglia tutte le carte sul tavolo. Un rapporto, quello tra Siria e Russia, che data dal 1970 quando l'allora ex Unione Sovietica poté disporre di una base navale a Tartus. Negli ultimi tempi la Russia ha rafforzato con circa 2 mila truppe la presenza militare nelle basi di Latakia (aerea), Jableh (sottomarina) e Tartus (navale). E  giorni fa ha lanciato i primi attacchi dal cielo sui jihadisti a est di Hama e a nord di Homs, fra cui Rastan e Talbisah.

Stiamo parlando di attacchi contro i fondamentalisti di al-Qaeda che, a partire dall'11 settembre 2001, sono additati urbi et orbi come i più "pericolosi nemici dell'Occidente" e che hanno giustificato l'intervento militare congiunto USA/NATO in Afghanistan e Iraq. In pratica il "nemico pubblico n° 1" della coalizione internazionale raggruppata intorno agli Stati Uniti. Quindi l'intervento dei russi avrebbe dovuto essere salutato con approvazione e vissuto con spirito collaborativo, ma le cose sono andate piuttosto diversamente. Da subito, infatti, gli Stati Uniti si sono mostrati contrariati da questa "intrusione" russa, come se l'azione contro i terroristi islamici dovesse essere unicamente "cosa loro". Così hanno fatto pressione su Grecia e Bulgaria affinché vietassero i loro spazi aerei al transito dei velivoli militari russi. Poi, una volta approdati comunque in Siria con i i loro equipaggiamenti, hanno reso noto a Putin che la loro "presenza avrebbe creato problemi" e che era meglio non "ingerissero" nella guerra contro i terroristi.

Ma l'inizio delle operazione russe in Siria, se vogliamo guardarla sotto il profilo del diritto internazionale e a differenza di americani e francesi, ottempera tutti i criteri di legalità richiesti. Vediamoli: 1) Il governo siriano ha chiesto alla Federazione Russa supporto aereo per sostenere i propri sforzi contro l'insurrezione alimentata dall'estero; 2) Il parlamento russo ha concesso il mandato legale al governo per agire; 3) Ufficiali russi in Iraq hanno informato l'ambasciata americana a Baghdad degli imminenti raid e hanno consigliato agli USA di tenere lontano dall'area interessata i propri jet e rimuovere i propri uomini; 4) I jet russi hanno iniziato a colpire le posizioni dove i ribelli si erano fortificati a Homs e nella provincia di Hama nell'ovest della Siria. Entrambe le provincie sono adiacenti a Latakia, dove le forza russe sono state dislocate.
 Tuttavia, ancora prima che le bombe russe avessero toccato il suolo, già tv e altri media occidentali urlavano: "Hanno ammazzato dei bambini!", "Hanno colpito non l'ISIS ma l'opposizione moderata di al-Nusra" (cioè al-Qaeda in Siria…). "Hanno sbagliato bersaglio! Strage di civili!". John McCain, candidato presidenziale nel 2008 e ora presidente della Commissione Difesa del Senato USA, ha rilasciato queste dichiarazioni: "I raid aerei russi in Siria stanno colpendo i ribelli addestrati dalla CIA". Forse perché, finalmente (a differenza di quanto fatto finora da USA e loro partners), la Russia sta facendo sul serio, colpendo veramente i terroristi, il senatore neocon McCain (già fotografato in compagnia del futuro "califfo" al-Baghdadi) ha duramente protestato, come in queste ore riportato da diverse agenzie. Si dà il caso che fra gli obiettivi centrati dai bombardieri russi vi fossero reparti di al-Nusra, cioè al-Qaeda in Siria, già numerose volte, d'altronde, difesi e appoggiati da raid fuorilegge di Israele (nonché curati negli ospedali militari dello Stato Ebraico).

Praticamente tutti i grandi media, dovendo citare Bashar al-Assad, lo fanno precedere da misurati appellativi come: "Il boia di Damasco", il "Mostro", colui che "ha gassato il suo popolo" (accusa comprovata ufficialmente falsa già da due anni: nell'agosto 2013 furono i "ribelli moderati" a gettare il gas nervino, apposta per provocare l'intervento occidentale). La realtà, però, è assai diversa, visto che già da tempo si susseguono attacchi americani e francesi sul territorio siriano senza alcuna autorizzazione da parte legittimo governo di quel Paese. Un governo, ricordiamolo, eletto nel 2014 - con presenza in loco di osservatori internazionali chiamati a controllare e verificarne l'autenticità - con oltre l'80% dei voti.
Secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, azioni come quelle francesi e americane senza il via libera del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e l'autorizzazione di Damasco, violano il diritto internazionale. "I raid aerei sulle posizioni dei fondamentalisti dello 'Stato Islamico' in Siria senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e senza il consenso di Damasco - ha affermato la Zakharova -, sono una violazione del diritto internazionale". "Mi piacerebbe sapere di più sul concetto di autodifesa, sotto forma di attacchi aerei su uno Stato sovrano senza alcuna autorizzazione, ovvero al di fuori del diritto internazionale. Che fenomeni: il referendum popolare in Crimea è un'annessione, mentre gli attacchi senza l'autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e il via libera del governo legittimo sono una questione di autodifesa", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo. "Su quali basi agite sul territorio di uno Stato sovrano, bypassando il governo legittimo, che non appoggia ISIS e lotta strenuamente contro di loro?". A suo avviso, "non è diritto internazionale, ma si tratta di una violazione sotto il naso della comunità internazionale".

Ricapitoliamo: Stati Uniti e alleati dall'ottobre 2001 hanno portato la guerra in Medio Oriente per "stroncare" al-Qaeda e il fondamentalismo islamico rovesciando tutti i regimi in cui sono intervenuti militarmente; da quel momento monitorano con droni, spie sul campo, ingenti truppe, satelliti e altre tecnologie avanzatissime tutto il territorio sotto il loro controllo, e che succede? In sostanza hanno ottenuto esattamente il contrario di ciò che volevano, in quanto il terrorismo islamico è dilagato pressoché dovunque riuscendo perfino a creare un proprio Califfato in una zona strategica tra Siria e Iraq. Da un anno, poi, hanno dichiarato di voler bombardare e distruggere il Califfato, ma anche qui i fondamentalisti si allargano a dismisura senza trovare difficoltà alcuna. Ora intervengono i russi e, come indica correttamente il neocon Istitute for the Study of War, vengono centrati i seguenti bersagli: "Un raid russo ha colpito la città in mano ai ribelli di Talbisah, a nord di Homs. Talbisah è nel territorio di Jahbat al-Nusra, un'affiliata di al-Qaeda in Siria, degli estremisti islamici di Ahrar al-Sham e di molti altri gruppi di ribelli locali, tutti attivi nella gestione del potere nell'area. Sia Jahbat al-Nusra che lo Stato Islamico (ISIS) hanno rivendicato di avere un certo numero di veicoli IED (l'acronimo identifica qualsiasi mezzo armato con ordigni rudimentali) a Homs, situata soltanto 12 chilometri a sud di Talbisah".

I russi stessi hanno annunciato di aver colpito 8 bersagli dell'ISIS rendendo così chiaro che loro non fanno molta differenza fra i vari gruppi delle organizzazioni jihadiste estremiste. Gli USA e i loro supporter europei adesso sono però "indignati" che i russi non abbiano colpito l'ISIS ma al-Qaeda. "I russi sostenevano di combattere l'ISIS. Come possono aver colpito i nostri ribelli moderati e i loro amichevoli partner di al-Qaeda?" Insomma, i russi sono in Siria da qualche giorno e hanno già colpito e messo fuori uso importanti obiettivi dei terroristi islamici. Altre operazioni d'attacco, possiamo starne certi, seguiranno a breve e per i fondamentalisti inizieranno tempi molto duri.

Allora ci chiediamo: com'è possibile che statunitensi, feuo-monarchi del Golfo ed europei si "indignino" che i russi stiano facendo il lavoro che loro stessi dovrebbero compiere da anni? "Dovrebbero", il condizionale è d'obbligo, perché nella sostanza non è accaduto nulla di quanto ci viene raccontato ogni giorno sui media. I loro alleati del Golfo, per bocca di Adel al-Jubeir, ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, hanno dichiarato martedì che "non esiste nessuna circostanza per cui il Regno accetterà gli sforzi dei russi per mantenere Assad al potere". Al-Jubeir ha lasciato intendere che "se non sarà trovata una soluzione politica che porti alla sua deposizione, l'invio di armi e altri mezzi di supporto ai gruppi di ribelli siriani sarà aumentato". E allora delle due l'una: o gli Stati Uniti & company sono governati da incapaci o irresponsabili, oppure ciò che sta avvenendo da anni in Medio Oriente è molto diverso da ciò che ci vuole fare credere l'intero mainstream. Noi un'idea ce la siamo fatta, e voi?

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