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Esteri
Iraq, offensiva anti-Isis a Ramadi

Le truppe irachene sono entrate nell’ultima zona controllata dai miliziani dell’Isis a Ramadi, nella provincia di al-Anbar. Si tratta di una zona del quartiere amministrativo. A riferirlo è la Bbc aggiungendo che i militari sono entrati in un edificio e contano di avanzare nel resto del vasto complesso lentamente nel timore di ordigni esplosivi. Si ritiene che i jihadisti siano fuggiti a nordest della città.

La notizia è confermata anche dalle forze di sicurezza irachene «Stiamo bonificando dalle bombe le strade e gli edifici attorno al complesso per preparare l’irruzione. Credo che saremo dentro da circa un’ora», ha affermato un portavoce dell’esercito. Già espugnata la casa, occupata dai jihadisti, del capo della tribù filo governativa locale degli Al Dalim, sceicco Mayed Abderaseq al Salman. I combattimenti in questo settore si sono conclusi con la morte di 16 miliziani dello Stato islamico. Le poche centinaia di combattenti dell’Isis presenti a Ramadi stanno opponendo una resistenza strenua all’avanzata dell’esercito iracheno sulla città. La situazione dunque è ancora molto incerta e alcune fonti dell’esercito iracheno affermano che l’esercito non controllerebbe nemmeno un quartiere di Ramadi.

Dopo l’offensiva che ha permesso martedì all’esercito iracheno di fare irruzione nella città, i militari erano entrati nel quartiere di Hoz, la zona amministrativa, a circa 300 metri dal compound dove un tempo c’era la sede del governo provinciale. «Contiamo di raggiungere la struttura nelle prossime 24 ore», aveva riferito Sabah al-Numani, un portavoce militare iracheno. E così è stato. L’avanzata negli ultimi giorni è stata ostacolata dalle mine nascoste nel terreno, dai cecchini appostati sugli edifici e dagli attacchi-kamikaze dei jihadisti. «Sono ovunque nelle strade e il percorso deve essere ripulito», aveva confermato al-Numani. «La sorveglianza aerea dall’alto ci sta aiutando a individuare autobomba e kamikaze».

È dallo scorso mese di maggio che Ramadi, che dista un centinaio di chilometri da Baghdad, è sotto il controllo dell’Isis. Cominciata nel mese di novembre, l’offensiva per riconquistarla può significare la maggiore vittoria delle truppe governative dal 2014; e avrebbe un enorme impatto simbolico e strategico: allontanerebbe infatti la minaccia jihadista da Baghdad e spianerebbe la strada alle forze governative verso Mosul, la “capitale” del cosiddetto “Califfato”. La città -che un tempo contava circa 300mila abitanti- è a maggioranza sunnita, ma con una significativa presenza di sciiti, in gran parte però ora fuggiti.

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