Intanto la Procura di Venezia ha indagato 5 persone perché avrebbero reclutato jihadisti da mandare a combattere in Siria
Almeno 5 persone sarebbero indagate dalla Procura distrettuale di Venezia con l’ipotesi di aver lavorato per reclutare, in Veneto, jihadisti da mandare poi a combattere in Siria e in Medio Oriente. A riportare la notizia il Corriere del Veneto, secondo cui le cinque persone, tutte straniere, sarebbero, almeno in un caso, riuscite nel loro proposito. Sull’indagine, che ha come epicentro Padova, c’e’ per ora il massimo riserbo.
Bambini di appena 10 anni sono stati reclutati dai miliziani dai jihadisti dell’Isis attivi in Siria e in Iraq. Il rapporto che ha diffuso la commissione di inchiesta indipendente Onu sulla Siria rivela le modalità di azione e reclutamento d el gruppo terroristico. I bambini, sottolinea l’Onu vengono costretti ad unirsi ai campi di addestramento dello Stato islamico in Siria, ecco perché, chiede la Commissione, qualsiasi decisione da parte degli Usa di bombardare il gruppo militante sunnita «deve rispettare le leggi di guerra». L’esecuzione del reporter americano James Foley e le fucilazioni delle minoranze etiche e religione in Iraq da parte dei miliziani di Isis ha reso note al mondo le loro pratiche di combattimento e persecuzione. Nelle zone in Siria controllate dall’Isis, in particolare nel nord e nord-est del Paese, sempre secondo l’Onu, si svolgono regolarmente esecuzioni, amputazioni e flagellazioni in piazza ogni venerdì. I civili, compresi i bambini, sono invitati ad assistere al macabro rituale. I corpi delle persone uccise vengono lasciati in mostra per giorni, per terrorizzare la popolazione. E le donne sono flagellate anche per il mancato il codice di «abbigliamento dell’Isis». L’Onu parla di uno «spettacolo comune» a Raqqa, città roccaforte degli jihadisti, e nelle zone controllate dall’Is nel governatorato di Aleppo.
E ancora, uso delle armi. Le forze governative siriane hanno utilizzato armi chimiche contro i civili in otto occasioni nel mese di aprile. «Vi sono prove ragionevoli per credere che siano stati usati agenti chimici, come il cloro, (nel nord della Siria) nei villaggi di Kafr Zeita, al-Tamana e Tal Minnis in 8 occasioni in un periodo di 10 giorni ad aprile», sottolinea la Commissione in un rapporto, «vi sono fondati motivi di credere che questo agenti siano stati lanciati in barili bomba da elicotteri del governo». La Commissione ricorda che l’uso di armi chimiche è proibito e costituisce un crimine di guerra. Anche per questo motivo l’Onu chiede l’imposizione di un embargo sulle armi in Siria per arginare la proliferazione e la fornitura di armamenti nel Paese in conflitto. Le armi trasferite alle parti in conflitto in Siria, sia governativi sia ribelli, «sono utilizzate nella perpetrazione di crimini di guerra, contro l’umanità e violazioni dei diritti umani».

