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Esteri
Israele, urne aperte per eleggere i 120 deputati della Knesset

Urne aperte dalle 7 locali (le 6 in Italia) in Israele dove quasi sei milioni di elettori sono chiamati a scegliere i 120 membri della Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano. Le operazioni di voto saranno completate alle 22 ora locale (le 21 in Italia) quando saranno diffusi gli exit poll dalle tre reti tv nazionali anche se il risultato ufficiale non sarà ufficializzato dal presidente Reuven Rivlin fino al 25 marzo. Le consultazioni per la formazione del governo inizieranno ancor prima. Il Paese è chiamato a decidere se, dopo sei anni, l'era del premier Benjamin Netanyahu sia arrivata al capolinea. A guidare la sfida al premier uscente del Likud è il blocco dell'opposizione di centro-sinistra Unione Sionista, che punta sull'inedito duo Isaac Herzog-Tzipi Livni, dato dai sondaggi a 24-26 seggi, davanti al partito conservatore, fermo a 20-22. Un divario che ha portato negli ultimi giorni Benjamin Netanyahu a lanciare accorati appelli all'unità della destra, mandando messaggi sempre più espliciti alla parte più oltranzista della base fino a promettere che finchè ci sarà lui alla guida di Israele, uno Stato palestinese non vedrà la luce."Chiunque lavori per creare uno Stato palestinese o intenda ritirarsi dal territorio sta semplicemente cedendo territorio per attacchi di terroristi islamici contro Israele", ha affermato il premier. Nessuna incertezza invece per Herzog che ieri ha ribadito la convinzione che sarà lui a vincere.

"Sarò il premier di tutti, per la destra e la sinistra, per i coloni, gli ultra-ortodossi, i drusi, gli arabi, i circassi, per il centro e la periferia, per gli studenti e gli anziani", ha affermato. Una determinazione che in questi mesi ha dato i suoi frutti, dopo una partenza in sordina per il leader dei laburisti, conosciuto e apprezzato ma non certo considerato una scelta vincente contro Netanyahu. Per alcuni analisti, il voto sarà più un referendum su Netanyahu e i suoi anni al governo che un classico scontro a due. Ma la decisione di Herzog di unirsi alla Livni per lanciare un fronte comune, dopo anni di mancanza di alternative plausibili nella sinistra israeliana, ha rivitalizzato l'opposizione. Anche se la scelta dell'alternanza tra i due - in caso di vittoria due anni per ciascuno alla guida dell'esecutivo - rischia di alienare una parte dei voti, diffidenti nei confronti di quella che è stata ministro della Giustizia nel governo Netanyahu fino a dicembre, nata politicamente nel Likud, passata a Kadima, la creatura centrista di Ariel Sharon, prima di fondare nel 2012 il suo partito, HaTnuah.

Quanti voti è un'incognita importante. Intanto, in attesa di conoscere il risultato, il capo dello Stato, Reuven Rivlin, ha già fatto sapere che, in caso di parità, punta a spingere per un governo di unità nazionale, mentre si studia una riforma elettorale che garantisca una maggiore stabilità. Un'opzione avversata esplicitamente sia da Netanyahu che dalla Livni. In questa occasione ha dichiarato ancora una volta che non formerà un governo di unità nazionale con il suo rivale Isaac Herzog (Campo Sionista), ma punterà piuttosto, se possibile, a costituire un governo assieme con il partito nazionalista Focolare ebraico di Naftali Bennett.

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