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Esteri
Israele al voto, Netanyahu: "Con me nessuno Stato palestinese"


Quando mancano ormai meno di 24 ore all'apertura dei seggi in Israele, arrivano gli ultimi appelli di una campagna elettorale tutta giocata sui temi della sicurezza e della politica estera dal premier in carica Benjamin Netanyahu che ha prima annunciato, in caso di vittoria, nuovi insediamenti israeliani a Gerusalemme Est e poi ha garantito: "Non permetterò che sia creato uno Stato palestinese". Gli annunci sono l'estremo tentativo di recuperare quei voti che lo separano dal laburista Herzog e sono destinati a riaccendere le tensioni con i palestinesi che da sempre contestano la politica degli insediamenti portati avanti da Netanyahu.
 
Il premier continua a presentarsi come l'unico garante della sicurezza nazionale. In trasferta nella controversa colonia di Har Homa, uno degli insediamenti più contestati tra quelli che circondano Gerusalemme Est (considerato illegale dalla quasi totalità della comunità internazionale), Netanyahu ha accusato i suoi avversari alle elezioni parlamentari di essere pronti ad una divisione della città. "Non lo permetterò. Io e i miei amici del Likud preserveremo l'unità di Gerusalemme nella sua integralità. Continueremo a fortificare Gerusalemme perché non la si possa dividere e perché resti sempre unificata".
 
Al voto sono chiamati quasi 6 milioni (5.881.696) di israeliani. I sondaggi, però, continuano a dare in testa la coalizione di centrosinistra guidata dal leader laburista Isaac Herzog e dalla centrista Tzipi Livni alleati nel cartello elettorale Unione Sionista. Herzog (che in caso di vittoria darà vita ad una staffetta con la Livni alla guida del governo) ha esortato gli elettori a non disperdere il voto verso altre liste se vogliono mettere fine ai sei anni di governo Netanyahu. "Votare per le altre formazioni centriste o di sinistra - ha detto - impedirebbe il cambiamento e terrebbe Israele bloccato con Bibi". A sostegno di Herzog è sceso in campo anche l'ex premier laburista (l'ultimo di quel partito ad aver guidato il governo) Ehud Barak: "Conosco da decenni Herzog - ha detto Barak, oramai ritiratosi dalla vita politica - è stato segretario di governo nel mio gabinetto e ministro all'epoca della mia guida dei laburisti. E' saggio esperto e responsabile". Pochi giorni fa anche l'ex presidente di Israele Shimon Peres ha dato il suo sostegno ad Herzog.
 
Secondo gli ultimi sondaggi, l'Unione Sionista dovrebbe ottenere tra i 24 e i 26 seggi, sui 120 di cui è composto il Parlamento d'Israele, rispetto ai 20-23 seggi del Likud. Ago della bilancia negli scenari post voto potrebbe essere l'ex ministro del Likud Moshe Kahlon, a capo di una formazione di centro-destra concentrata soprattutto sui temi economici e sociali. Finora Kahlon non ha voluto scoprire le sue carte e non ha rivelato con chi intende allearsi dopo il voto di domani. Un ruolo importante lo giocheranno anche i quattro partiti arabo-israeliani riuniti in un'unica lista per superare lo sbarramento del 3,25% (la più alta mai registrata) e accreditati di 12-13 seggi. I seggi vengono distribuiti nella Knesset (il Parlamento) in maniera proporzionale ai partiti che hanno superato lo sbarramento. I voti alle formazioni che non sono riuscite a entrare in Parlamento vengono ridistribuiti e il partito o alleanza che ha ottenuto il maggior surplus di preferenze ottiene un ulteriore seggio, fino al completamento dell'Assemblea.

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