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Esteri

Alessandro Badella, ricercatore dell'Ispi

Il passaggio di consegne tra Hillary Clinton e John Kerry al vertice Dipartimento di stato probabilmente non avrà un impatto rivoluzionario sulle relazioni cubano-americane, visto che Cuba sta retrocedendo nelle priorità americane. Inoltre, Kerry, così come la Clinton, non ha una grande esperienza sulle tematiche regionali e caraibiche, il che potrebbe essere un freno a iniziative storiche nei confronti e di Cuba e dell’America latina nel suo insieme. Molto probabilmente si assisterà al consueto “appiattimento” della politica estera verso Cuba di cui Obama fu una vittima illustre nel corso del primo mandato.

Tuttavia, almeno potenzialmente, il nuovo segretario potrebbe apportare alcune novità su un tema che la Clinton ha “congelato” per l’intero mandato. Il primo punto a favore di una svolta è legato a interessi di carattere elettorale. I cubani di Florida, alle scorse presidenziali, non hanno sostenuto compattamente i candidati repubblicani: anzi, si sono spaccati in due e Obama ha guadagnato consensi tra la comunità cubano-americana proprio attraverso la cancellazione delle restrizioni ai viaggi e alle rimesse dirette verso Cuba (eliminando quelle poste in essere dall’amministrazione di George W. Bush). Negli ultimi anni, i sondaggi della Florida International University hanno registrato la presenza di una gioventù cubano-americana meno compromessa con l’idea di moral community degli anni Ottanta e quindi più incline a un dialogo con La Habana, soprattutto per avvantaggiarsi delle aperture economiche e diplomatiche fra i due paesi . Il nuovo segretario di stato potrebbe far leva proprio su questi consensi per proporre qualcosa di nuovo, come aveva suggerito dopo il voto delle presidenziali, Arturo Valenzuela, ex Assistant Secretary of State for Western Hemisphere Affairs .

La nomina di Kerry, che ha vinto il “ballottaggio” con Susan Rice (ambasciatrice americana alle Nazioni Unite), potrebbe sicuramente essere un fattore positivo per la prosecuzione del dialogo Washington-La Habana anche per una questione di ruolo e di passato politico. In seno alle Nazioni Unite, Susan Rice ha costantemente difeso la necessità di mantenere il blocco economico e incalzato gli organi competenti sulle violazioni dei diritti umani.

Al contrario, Kerry si è mantenuto decisamente più libero di agire con pragmatismo. Nel 2009 ha fortemente appoggiato il Freedom to Travel to Cuba Act mentre, nel corso del 2011, in qualità di presidente della Commissione Affari esteri del Senato, ebbe modo di bloccare per svariati mesi i fondi per la promozione della democrazia a Cuba (Kerry segnalò la necessità di procedere a un’indagine interna per stabilire l’impiego di tali finanziamenti e la loro efficacia), dando vita a un confronto molto serrato con l’omologa della Camera, la cubano-americana Ileana Ros-Lehtinen . Questo confronto con la senatrice cubana, non certo amata dal governo di Castro, potrebbe essere un buon inizio per il nuovo segretario di stato.

Le rivelazioni della rivista «Foreign Affairs» hanno rilanciato le aspettative di un nuovo corso nei confronti di Cuba. Secondo R.M. Schneiderman, John Kerry si era riunito segretamente con il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, nel settembre del 2010. Tale incontro, a cui parteciparono anche Arturo Valenzuela e una serie di diplomatici spagnoli (che ebbero il compito di organizzare il meeting) ebbe come tema centrale la liberazione del contractor americano Alan Gross, condannato a 15 anni di prigione nel 2009 con l’accusa d’importazione illegale di mezzi di telecomunicazione (con l’obiettivo di generare un cambio di regime) . L’incontro si risolse con un nulla di fatto anche se l’interessamento di Kerry potrebbe venire in rilievo proprio nel corso della seconda presidenza Obama. Inoltre, nei giorni scorsi, Kerry ha dichiarato di voler ricomporre i dissidi con i paesi latinoamericani con cui George W. Bush aveva rotto i rapporti, Venezuela in testa.

Un’altra nomina, ovvero quella di Chuck Hagel alla Difesa, potrebbe rivelarsi altrettanto importante per la prosecuzione delle riforme promesse da Obama sulla politica cubana degli Stati Uniti. Hagel, che nel 2002 fu l’unico membro del Congresso a cui l’ex presidente Jimmy Carter chiese di partecipare alla sua visita a Cuba, si è mostrato assai critico nei confronti dell’embargo e sostenitore della politica di smantellamento delle restrizioni su viaggi e rimesse dirette.   

A Cuba, la notizia della nomina di Kerry è passata un po’ in sordina, tanto che il «Granma» ha dedicato solamente un piccolo trafiletto prima di Natale . Una reazione più articolata è apparsa solamente qualche settimana fa sul sito Cubadebate.cu: «il governo de La Habana guarda con distacco l’avvicendamento poiché effettivamente la strada per la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi è sicuramente in salita. Tuttavia, è indubbio che il governo di Castro guardi con interesse le prossime mosse della coppia Kerry-Hagel» . Un primo banco di prova interessante potrebbe essere il commento del segretario di stato americano all’ufficializzazione dei risultati delle elezioni dell’Assemblea Nazionale che si stanno svolgendo sull’isola. Inoltre, la riforma migratoria cubana entrata in vigore il mese scorso potrebbe essere un tema di dialogo molto approfondito, visto che gli Stati Uniti non hanno mostrato interesse a rivedere la politica dei visti per i cittadini cubani.

La volontà di Kerry di normalizzare le relazioni con Cuba dovrà necessariamente fare i conti con alcune questioni particolarmente delicate. In primis, lo stesso “caso Gross” ha finito per rallentare l’azione di riforma promessa da Obama: il do ut des marcatamente clintoniano fu bruscamente interrotto dall’arresto del contractor statunitense.

Inoltre, la situazione interna al Congresso non è poi molto diversa da quella del 2010. L’assenza di una maggioranza democratica in entrambe le Camere potrebbe mettere a dura prova un cambio di rotta nei rapporti con Cuba. Nel 2011, lo stesso Obama fu costretto a minacciare il veto presidenziale per salvare la sua politica verso Cuba dall’offensiva repubblicana e della lobby cubano-americana.

Nella confirmation hearing di John Kerry al Senato abbiamo avuto un piccolo assaggio di questa tendenza, che il nuovo segretario dovrà affrontare. Il senatore cubano-americano Marco Rubio (R-Fla) ha posto alcune domande proprio riguardo alla politica di Kerry sulla liberazione di Alan Gross, la rimozione delle restrizioni ai viaggi e i programmi di promozione della democrazia dell’Usaid (Agenzia per lo Sviluppo Internazionale) .

Le reazioni alla nomina di Chuck Hagel sono state ancora più dure. Il nuovo segretario alla Difesa ha subito gli attacchi diretti di Marco Rubio e Ileana Ros-Lehtinen che lo ha accusato di «aver sostenuto provvedimenti legislativi che hanno tenuto in vita il decrepito regime castrista» .

Tuttavia, le critiche alle potenziali aperture di Kerry potrebbero giungere dal suo stesso partito. Molti analisti vedono in Bob Menéndez (D-NJ), che il primo febbraio ha assunto la carica di presidente del Committee on Foreign Relations del Senato, un probabile ostacolo: Menéndez potrebbe sostituire iconicamente la figura di Ileana Ros-Lehtinen che, negli ultimi due anni, è stata il trait d’union tra repubblicani e democratici nel tentativo di imprimere una svolta conservatrice alla politica estera americana nei confronti di Cuba.

In conclusione, la vera svolta nelle relazioni cubano-americane potrebbe rimanere un’utopia anche nel secondo mandato di Obama e, per gli Stati Uniti, potrebbe essere una grossa occasione sprecata. Cuba si sta integrando progressivamente nelle strutture sovrastatali latinoamericane, come ha recentemente dimostrato il conseguimento della presidenza pro tempore della Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac), che potrebbero essere un volano per il suo inserimento nelle strutture economico-politiche continentali, nonché per un cambio politico graduale. Con buona pace del decennale sforzo (inconcludente) degli Stati Uniti.
 

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