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Esteri

di Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it

Essere in democrazia significa avere la libertà di stampa, elezioni periodiche, istituzioni garantiste, ma soprattutto obbedire a un principio che sovrasta le leggi e le stesse strutture politiche: Il governo deve obbedire al popolo e non il popolo al governo.
 La democrazia rimane preferibile alla tirannia ma questa non è una ragione per nascondersene i difetti. Quelli dell’autocrazia sono noti: se comanda uno potrà avvenire che faccia il bene della nazione così come potrà trasformarsi in un bieco tiranno, capace di trascinare il Paese in un’indimenticabile tragedia. Viceversa, con la democrazia, il popolo normalmente sceglierà ciò che è meglio per sé stesso, ma non raramente seguirà demagoghi e cederà al fascino di  false soluzioni. Fino a provocare guai non inferiori a quelli che potrebbe provocare un tiranno. Proprio ora noi italiani ne sappiamo qualcosa.
Negli Stati Uniti la politica internazionale appartiene al Presidente, ma al di sopra del Presidente c’è l’opinione pubblica. Se il Paese si trova in un momento in cui è stanco di spese e di bare che tornano in patria coperte dalla bandiera a stelle e strisce, il governo è costretto ad avere una politica isolazionista e di disimpegno militare. Se invece l’opinione pubblica dimentica costi ed orrori degli impegni all’estero, risuona più forte la voce del moralismo e gli americani credono di avere il dovere di raddrizzare i torti e la forza  per farlo: e allora il Presidente deve “far qualcosa”.
I risultati raramente corrispondono alle speranze. Per giunta le azioni militari richiedono normalmente tempi più lunghi di quanto durino gli stati d’animo che li hanno ispirati: sicché avviene che, quando l’America, obbedendo al desiderio del popolo, è molto impegnata all’estero, quel desiderio non c’è più e la gente si lamenta del governo. Ma al governo non va meglio se tira i remi in barca: dopo un po’ il popolo l’accusa di immorale indifferenza di fronte agli intollerabili mali del mondo.
Ciò non avviene solo in America. I cittadini dei Paesi occidentali è come se avessero una doppia nazionalità. Sono francesi, spagnoli, inglesi, ma sono anche statunitensi. Seguono con passione le nominations e le elezioni americane, si appassionano pro o contro ciò che si fa in quel Paese e si schierano quanto gli stessi americani. L’elezione di un presidente democratico è festeggiata come una vittoria dalla sinistra, magari prestando a quel signore intenzioni che non si sognerebbe mai di avere, l’elezione di un presidente repubblicano è vista dalla destra come la speranza di un ritorno alla ragionevolezza, e anche qui sono possibili grosse delusioni.
Questa partecipazione emotiva alle vicende degli Stati Uniti è giustificata dal fatto che dal loro comportamento internazionale spesso dipende il destino di molti. Ed esattamente come avviene negli Stati Uniti, tutti rimproverano l’Amministrazione sia se interviene, perché ogni azione ha controindicazioni, sia se non interviene, perché “manca ai suoi doveri morali”. Forse, a parte l’invidia, la cattiva stampa internazionale di cui soffre l’America nasce da questo: tutti vorrebbero fare la frittata senza rompere le uova.
Barack Obama si è inserito nella politica in un momento in cui l’America voleva ritirarsi dal mondo e leccarsi le ferite. Anche economiche. Poi si è avuta questa guerra civile siriana e molti vorrebbero che l’America “facesse qualcosa”. Obama però, opportunamente consigliato, è stato fermo. Ma è rimasto un democratico idealista e notevolmente disinformato. Per questo, credendo che mai Damasco (o chiunque altro) avrebbe usato i gas, ha incautamente promesso un intervento in Siria nel caso ciò fosse avvenuto. Stupidaggine di cui rischia di pagare il prezzo, ma di cui non è l’unico colpevole. Colpevole è l’opinione pubblica americana, che un simile atteggiamento si attendeva ed era disposta ad applaudire. Colpevole è l’opinione pubblica europea, che dichiara “intollerabile” la guerra civile siriana: come se fosse diversa dalle altre e come se fosse affar nostro. Colpevole è la democrazia, che permette a gente ignorante, cioè al popolo, di dire la sua in politica internazionale. È proprio vero che la democrazia rimane il miglior tipo di regime, ma a volte ha costi molto alti.
Naturalmente è lecito pensare che Obama sia inadeguato al suo ruolo: ciò tuttavia non rende lecito biasimare solo lui per gli errori dell’America, visto che, appunto, sono anche gli errori dell’America. E non la condanniamo troppo neppure quando si atteggia a “gendarme del mondo”: perché spesso è ciò che l’opinione pubblica internazionale le chiede di essere.
Gli Stati Uniti sono una grande democrazia. Chi ne dubitasse guardi ai suoi difetti e ogni perplessità cadrà.


 

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