Italia e Stati Uniti provano a riprendere il dialogo dopo il duro scontro dovuto agli attacchi di Trump al Papa, con conseguente botta e risposta tra il presidente americano e la premier Meloni. Un passaggio fondamentale per tentare di ricucire il rapporto è rappresentato dall visita del segretario di Stato Marco Rubio in Italia. Rubio al momento ha in agenda per giovedì un’udienza dal Papa e un colloquio con il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e per venerdì incontri con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma potrebbe anche aggiungersi una chiacchierata col ministro della Difesa Guido Crosetto. Al centro di questo confronto, che coinvolge anche Tajani titolare degli Esteri, c’è il ruolo dell’Italia in Libano.
Nata nel 1978 in seguito a un’invasione israeliana del Libano, reinventata nell’estate 2006 anche su impulso italiano dopo 34 giorni di guerra tra Stato ebraico e milizie fondamentaliste islamiche di Hezbollah, l’attuale Unifil 2 – riporta Il Corriere della Sera – ha un mandato di osservazione sul terreno che scade a fine anno. Unifil2 conta in tutto — dato del gennaio scorso — su circa 8.500 militari. A fornirli è una cinquantina di Stati. L’Italia ne schiera un migliaio. Il Parlamento ha autorizzato la presenza di massimo 1.254, più 374 mezzi terrestri e sei mezzi aerei. Negli organici il nostro è il primo Paese e dal 2006 l’Italia ha ottenuto il comando della missione cinque volte. Per l’Italia è fondamentale conservare un ruolo di primo piano in Libano, questo verrà ribadito a Rubio.

