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Midterm Usa, dai 136 milioni di Talarico ai 24 di Cortez: chi sono i candidati che hanno speso di più per la corsa al Congresso

Nella graduatoria dei dieci politici che hanno speso di più, tutti appartengono al Partito democratico

Midterm Usa, dai 136 milioni di Talarico ai 24 di Cortez: chi sono i candidati che hanno speso di più per la corsa al Congresso

Midterm Usa, la corsa al Congresso vale 3,2 miliardi: chi sono i candidati che spendono di più

La corsa al controllo del Congresso americano si misura anche in dollari. Alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i candidati alla Camera dei rappresentanti e al Senato hanno speso complessivamente circa 3,2 miliardi di dollari per finanziare le proprie campagne. Il dato, elaborato da USAFacts sulla base delle dichiarazioni depositate presso la Federal Election Commission (FEC) e aggiornato al 28 ottobre 2026, comprende le spese sostenute dall’inizio del ciclo elettorale, nel gennaio 2025. La cifra equivale a circa il 90% dei fondi raccolti dai candidati nello stesso periodo.

La parte più consistente degli investimenti riguarda la Camera, con circa 2,02 miliardi di dollari. Le campagne per il Senato hanno invece registrato spese per 1,18 miliardi. Nella graduatoria dei dieci politici che hanno speso di più, tutti appartengono al Partito democratico.

Talarico e Ossoff in testa alla classifica

A guidare la graduatoria è James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas, con oltre 136,4 milioni di dollari di spese dichiarate. Al secondo posto c’è Jon Ossoff, senatore democratico della Georgia impegnato nella campagna per la rielezione, che ha investito circa 105,8 milioni. Entrambi superano ampiamente la soglia dei cento milioni, distanziando gli altri candidati.

Al terzo posto si colloca Sherrod Brown, ex senatore democratico dell’Ohio tornato in corsa per un seggio al Senato, con quasi 64 milioni di dollari. Seguono Abdul El-Sayed, candidato democratico in Michigan, con 51,1 milioni, e Roy Cooper, ex governatore della North Carolina, con circa 40,5 milioni.

La graduatoria prosegue con Mary Peltola, candidata democratica in Alaska, che ha speso 32,8 milioni, e Raja Krishnamoorthi, deputato dell’Illinois in corsa per il Senato, con 31,5 milioni. All’ottavo posto figura Troy Dale Jackson, candidato democratico in Maine, con 25,3 milioni. Chiudono la classifica David Trone, candidato alla Camera in Maryland, con 25 milioni, e Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, con circa 24,2 milioni.

Il primato democratico nella classifica dei maggiori spenditori non coincide però con una distribuzione altrettanto netta del totale delle risorse. Secondo l’elaborazione di USAFacts, i candidati democratici hanno speso complessivamente circa 1,9 miliardi di dollari, contro gli 1,2 miliardi dei repubblicani. I primi sono 1.369 su un totale di 2.643 candidati al Congresso considerati nell’analisi; i secondi 1.052.

La geografia delle campagne più costose

La concentrazione delle risorse è particolarmente evidente in alcune competizioni per il Senato. Il Texas e la Georgia, già al centro della classifica individuale con Talarico e Ossoff, figurano tra gli Stati in cui le campagne hanno mobilitato più denaro. Nel caso texano, la corsa al seggio senatoriale mette in campo due candidati che hanno sostenuto investimenti considerevoli; in Georgia, la spesa di Ossoff rappresenta una parte rilevante delle risorse impiegate nella competizione.

Anche le sfide per la Camera possono raggiungere dimensioni finanziarie importanti. Tra i casi più significativi c’è quello del Maryland, dove David Trone figura tra i dieci candidati con la spesa più alta dell’intero ciclo elettorale.

I dati della FEC fotografano le spese dichiarate dai comitati autorizzati dei candidati, ma non coincidono con l’intero costo della competizione elettorale. Le uscite dei partiti e dei comitati di azione politica, compresi i super PAC che finanziano campagne pubblicitarie indipendenti, vengono registrate separatamente. Per questo motivo, il totale di 3,2 miliardi non comprende tutta la spesa politica che accompagna le elezioni di metà mandato. C’è poi un’altra particolarità da considerare: la graduatoria include tutti i candidati che hanno raccolto e speso denaro durante il ciclo 2025-2026, anche quelli che hanno perso le primarie o che in seguito hanno abbandonato la corsa.

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