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Midterm Usa, il tycoon rischia la batosta. L’esperto: “Le elezioni saranno un referendum su Trump e sul suo operato”

Il professore dell’Università Cattolica analizza ad Affaritaliani gli scenari del voto, gli equilibri in Congresso e le possibili conseguenze per la politica estera americana

Midterm Usa, il tycoon rischia la batosta. L’esperto: “Le elezioni saranno un referendum su Trump e sul suo operato”
President Donald Trump speaks during an event at Butler High School in Vandalia, Ohio, Saturday, Oct. 3, 2026. (AP Photo/Mark Schiefelbein)

Midterm Usa, Pastori: “Democratici favoriti alla Camera, Trump prepara veti e ordini esecutivi”

Il 3 novembre gli Stati Uniti tornano alle urne per le elezioni di Midterm, un appuntamento che rappresenta un banco di prova per Donald Trump e per il suo operato alla Casa Bianca. Il voto potrebbe ridisegnare gli equilibri del Congresso, con i repubblicani esposti al rischio di perdere la maggioranza alla Camera e, secondo alcune proiezioni, anche al Senato.

Ma quali sarebbero le conseguenze di una sconfitta per il presidente americano? Quanto potrebbe cambiare la sua capacità di portare avanti l’agenda politica e quali ripercussioni ci sarebbero sulla politica estera, dai rapporti con l’Iran a quelli con l’Ucraina e l’Europa?

A fare il punto è Gianluca Pastori, professore associato di Storia delle relazioni politiche tra Nord America ed Europa presso l’Università Cattolica di Milano, che ad Affaritaliani analizza gli scenari aperti dal voto e i possibili contraccolpi per la Casa Bianca.

L’intervista a Gianluca Pastori, professore associato di Storia delle relazioni politiche tra Nord America ed Europa alla Cattolica di Milano

Le elezioni di midterm del 3 novembre sono un referendum sull’operato di Trump? Quanto rischia davvero il presidente?

“Sì. Le elezioni saranno un referendum su Trump e sul suo operato. Sia il Presidente sia il Partito Democratico le hanno presentate in questi termini, e la cosa non stupisce, visto che Trump si è sempre presentato come una figura divisiva. I rischi immediati sono noti. Tutte le proiezioni prevedono che il Partito Repubblicano perderà il controllo della Camera dei Rappresentanti e, in alcune, anche del Senato.

Ciò significa che la Casa Bianca incontrerà parecchie difficoltà nel portare avanti la propria agenda. D’altra parte, non è detto che questo sia un problema politico per Trump, che potrà usare l’ostilità del Congresso come giustificazione dell’incapacità di ottenere risultati concreti e per alimentare la polarizzazione della scena politica su cui ha costruito buona parte del suo consenso.”

Quali sono gli Stati decisivi per il risultato e dove i repubblicani rischiano maggiormente di perdere terreno?

“In queste elezioni ci sono parecchi Stati in bilico, soprattutto per quanto riguarda il Senato. Il Cook Political Report indica come Stati ‘in bilico’ Alaska, Iowa, Kansas, Maine, Ohio e Texas. In tutti questi casi, senatori repubblicani potrebbero essere sostituiti da democratici, modificando profondamente gli equilibri della Camera Alta, che oggi il Partito Repubblicano controlla con una maggioranza di 53 a 47.

Non è possibile fare una graduatoria di importanza perché, in questo scenario, ogni seggio che si sposta conta; mi pare però interessante osservare come fra gli Stati ‘in bilico’ ci sia il Texas, da sempre considerato una roccaforte repubblicana: un segno dei cambiamenti profondi e di lungo periodo che la demografia e la scena politica statunitensi stanno sperimentando.” 

Se i democratici conquistassero la Camera o il Senato, quanto cambierebbe la capacità di Trump di portare avanti la sua agenda?

“Come detto, se il Partito Repubblicano dovesse perdere il controllo anche di una sola delle Camere del Congresso, la Casa Bianca incontrerebbe parecchie difficoltà nel portare avanti la propria agenda. Il Presidente ha già anticipato un uso massiccio del potere di veto per bloccare la legislazione approvata da un Congresso ostile. È possibile anche un aumento del ricorso allo strumento dell’Executive Order, che Trump ha usato ampiamente anche in questi anni di Congresso ‘amico’.

D’altra parte, l’uso aggressivo dei poteri di indagine e di controllo del Congresso potrebbe porre non pochi ostacoli alla sua azione. Lo scenario rischia di essere quello di un ‘muro contro muro’, con le prevedibili ricadute negative sulla qualità della democrazia americana.”

⁠Una sconfitta repubblicana avrebbe conseguenze anche sulla politica estera americana, in particolare su Iran, Ucraina e rapporti con l’Europa?

“Il leitmotiv di queste elezioni è stato il costo della vita, una questione solo in parte legata alla politica estera. Non credo che il Congresso andrà allo scontro su temi come quelli dell’Ucraina o dei rapporti con l’Europa, che o sono divisivi o non hanno ricadute immediate sull’elettorato. Più forte sarà forse l’impegno sull’Iran, ma soprattutto perché all’intervento nel Golfo è legata buona parte delle difficoltà che i consumatori statunitensi stanno sperimentando.

Inoltre, riportare la guerra sotto il controllo del Congresso può essere uno degli strumenti a disposizione del Partito Democratico nel suo braccio di ferro con la Casa Bianca; uno strumento che, negli scorsi mesi, si è cercato di usare attraverso l’applicazione della War Powers Resolution, ma che finora non ha dato i risultati che l’opposizione sperava.”

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