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Esteri
Ora anche la Spagna ha il suo Grillo. Il rottamatore Podemos primo partito

Che non sia un buon momento per i partiti tradizionali spagnoli non è una novità, ma che un movimento nato dalla piazza riesca a scavalcare il partito al governo e quello all'opposizione nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Là dove Beppe Grillo ha fallito ce l'ha fatta Pablo Iglesias. I sondaggi parlano chiaro, Podemos, nato dal movimento degli Indignados del 2011, risulterebbe con il 27% delle preferenze il primo partito spagnolo, stando all’ultimo sondaggio condotto da Metroscopia per El Pais. A seguire i socialisti con il 26,2% e, a distanza di ben 7 punti percentuali, il Partido Popular dell’attuale premier Mariano Rajoy, che si fermerebbe al 20,7%. Ne pagherebbe le conseguenze anche Izquierda Unida (la sinistra radicale post-comunista), cedendo quasi sei punti percentuali rispetto alle Europee (dal 9,7% al 3,8%).

Ma chi è Pablo Iglesias? E come nasce il suo movimento che sta scuotendo il quadro politico del paese? Partiamo dalla fine e cioè dagli ultimi risultati elettorali. Alle Europee l’esordio di questa forza politica ha ottenuto un risultato di tutto rispetto: 1.245.948 voti, ovvero l'8% dei suffragi e cinque eurodeputati. Un dato che ha spinto i promotori a fare il salto di qualità, da movimento nato dal basso a vero e proprio partito. Il processo costituente (Asamblea Ciudadana, Assemblea dei Cittadini) si è aperto il 15 settembre scorso e si concluderà il 14 novembre, con la votazione finale dei candidati alle cariche elettive. Un partito del popolo e non del Palazzo. Un Palazzo che oggi deve fare conti con la maxi–inchiesta, partita mesi fa dalla procura anticorruzione dell’Audiencia National di Madrid, che si è conclusa con l’arresto di decine di persone tra funzionari pubblici, imprenditori ed esponenti del Partito Popolare. Una tangentopoli in salsa hispanica che sta gettando un'ombra sinistra sul sistema-Paese e che sta aumentando esponenzialmente la disaffezione dalla politica. E non aiutano neanche i dati economici. La disoccupazione, dopo quella greca, è la più alta dell’Unione europea: sono oltre 4 milioni i senza lavoro.

Anche la Spagna ha quindi il suo Grillo? Non proprio. Intanto la storia di Pablo Igesias è un po' diversa. Classe 1978, è un giovane professore di Scienze politiche all’Università Complutense di Madrid. I suoi primi passi li fa in politica nella Unión de Juventudes Comunistas (UJCE), l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Spagnolo. E' un abile comunicatore e a differenza di Grillo non disdegna la televisione anzi, è il suo terreno di gioco. Vanta un lungo curriculum televisivo. E infatti non è un caso che preferisca il faccia a faccia dei talk ai monologhi di Grillo. Usa anche la piazza digitale senza però mai perdere il contatto con quella reale.

Ma dove vuole andare questo nuovo movimento? Intanto i deputati di Podemos al Parlamento di Strasburgo hanno scelto di stare nel gruppo del Gue, insieme ad Alexis Tsipras, alla Linke tedesca, alla nostra Altra Europa. Sul piano pratico c'è la rottamazione della classe politica, ora più che mai dopo gli scandali, e le ricette contro la crisi: nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali, riduzione dell’età pensionabile e dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, ristrutturazione del debito. Ma anche e soprattutto la lotta alle multinazionali e allo strapotere della finanza e delle banche. Sull'euro la posizione di Podemos è più morbida rispetto al referendum di Grillo: non pensano a una fuoriuscita della Spagna dall’Eurozona, ma pensano che insieme i Paesi europei dovrebbero valutarne il superamento. Sì ad una moneta comune purché il controllo resti democraticamente ai popoli. "La nostra è una lezione di democrazia, non ci sono vincitori o vinti", ha detto Pablo Iglesias. Ma saranno le Politiche del prossimo autunno a decretare se Podemos passerà alla storia.

Mariela Golia (@MarielaGolia)

Tags:
pablo iglesiaspodemosspagna
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