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Esteri
Polonia al ballottaggio: tra Duda e Trzaskowski il futuro di Visegrad e Ue

La Polonia torna al voto domenica 12 luglio per il ballottaggio: in gioco la presidenza del paese, contesa tra l’uscente Duda e l’aspirante Trzaskowski.

Dopo una campagna elettorale tesa, tra emergenza coronavirus, comizi vietati e accuse di brogli, il primo turno del 28 giugno aveva riportato dei risultati incerti: il superfavorito Duda si era fermato al 43% dei voti, mentre il sindaco di Varsavia aveva superato le aspettative andando oltre il 30%.

Ballottaggio inevitabile, come le polemiche: l’ultima riguarda il mancato confronto tv tra i due sfidanti, cancellato perché non si è trovato un accordo sul format da usare. Lo svantaggio potrebbe averlo Trzaskowski che non ha le stesse possibilità di copertura mediatica di Duda. La tv pubblica, di fatto sotto il controllo governativo dal 2015, non ha infatti risparmiato espliciti endorsement al presidente ancora in carica ed espliciti attacchi allo sfidante, come l’emittente Tvp che ha più volte dipinto il sindaco di Varsavia come un estremista che minaccia i valori cattolici tradizionali con l’"ideologia" Lgbt+ oppure un incompetente asservito a interessi stranieri.

E molto sulla politica estera si gioca la differenza tra i due candidati: Andrzej Duda, sostenuto dal partito della destra radicale Diritto e giustizia (in polacco Prawo i Sprawiedliwość, PiS), è un euroscettico, mentre Rafał Trzaskowski, di centrodestra, si dichiara liberal-conservatore ed europeista.  La vittoria di Duda renderebbe più difficoltosa a Bruxelles l’approvazione dei piani economici a sostegno di una maggiore integrazione europea, come il Recovery Fund. La vittoria di Trzaskowski  intaccherebbe il blocco euroscettico di Visegrad, formato, oltre che dalla Polonia, da Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria.

votazioni in Polonio, elezioni presidenziali
 

Anche in tema di diritti civili si prospettano due scenari quasi opposti: Duda, per cercare di recuperare terreno, nelle ultime settimane si è lanciato in dichiarazioni ancora più estreme del solito, soprattutto contro la “propaganda” Lgbt+ e contro il suo sfidante che, per quanto sia un aperto sostenitore della comunità arcobaleno, si è sentito in dovere di esplicitare la sua contrarietà alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

E d’altronde, Trzaskowski si trova anche nella difficile posizione di raccogliere un elettorato vasto, considerato che la Coalizione civica (Ko) che lo sostiene raggruppa Piattaforma Civica, Moderno, Iniziativa Polacca e i Verdi, partiti che vanno dal centrodestra al centrosinistra, oltre a dover attirare l'elettorato moderato, in un Paese che resta comunque abbastanza conservatore riguardo a religione e diritti civili.

Se Duda venisse rieletto, continuerebbe nel percorso di erosione della democrazia che porta avanti da

anni. Se fosse Trzaskowski a spuntarla, ostacolerebbe le riforme dei media e della giustizia, già molto criticate dall’Europa, ponendo il veto presidenziale.

Fondamentale, poi, sarà il ricollocamento dei voti di quei 2,7 milioni di polacchi che al primo turno hanno premiato il candidato arrivato terzo, il cattolico moderato Szymon Holownia.

Insomma, la Polonia è alla vigilia di una sfida all’ultimo voto che, con qualsiasi risultato finisca, cambierà decisamente il futuro del paese e dell’Europa intera.

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