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Esteri

Di Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

Domenico Quirico, dopo aver conosciuto da vicino, per cinque mesi, i ribelli che combattono contro il regime di Assad, scrive un brevissimo articolo contro i fanatici musulmani che è necessario leggere, prima di discuterlo.

Eccola la prossima guerra che ci attende, si avvicina, già incombe, da una parte l’Occidente, noi, dall’altra l’Islam radicale determinato a vendicare i secoli dell’umiliazione, a ricostruire con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar, grande invincibile, la terra del vero dio. Oggi ad essere colpita è Nairobi, e a colpire sono gli shebab. Domani sarà la Tunisia, la Siria, l’Egitto.

E poi toccherà, almeno nei loro sogni, a Al Andalus, la Spagna che, come mi hanno raccontato gli uomini di Al Qaeda di cui sono stato prigioniero, è «terra nostra e la riprenderemo». All’Occidente, spaurito e volutamente distratto e saldamente deciso a seguire un mito di un Islam moderato, educato che esiste solo nei libri (e nelle bugie), disperatamente aggrappato al calendariuccio delle nostre nobili comodità, sfugge la semplicità brutale del problema. L’Islam fanatico che era un semplice guaio di polizia che ci costava soldi e rendeva complicata la vita, ma non era letale, sta per diventare un problema militare. Quando si è deboli e brutali, come lo è oggi l’Occidente, si è molto più odiati di quando si è forti e brutali ed è ciò che sta accadendo ora.

I folli di dio somali che separano i musulmani dagli «altri» e cominciano a giustiziare i secondi, sono il segno manifesto di questa dichiarazione di guerra, a Nairobi ci sono i primi morti della guerra che verrà. Gli shebab sono la metastasi della tragedia somala, il paradigma di un Paese dove il radicalismo religioso era in passato sconosciuto. Soltanto attraverso la brutalità di una guerra civile, approfittando dell’indifferenza dell’Occidente che non ha saputo intervenire, sono diventati padroni del Paese. Bisognava emarginarli, ma non distruggerli.
Ci sono voluti molti anni, ora sono ricomparsi. Controllano ancora buona parte del territorio, possono colpire e vendicarsi nel vicino Kenya colpevole di aver occupato, con la scusa di riportare l’ordine, una parte del territorio somalo (tra l’altro ricco di petrolio). Una storia somala sta per ripetersi in Siria: una rivoluzione troppo debole, gli islamisti che si preparano dopo la cacciata di Assad a imporre la loro legge,

Il Califfato, una società olistica ripiegata su se stessa e sul passato, sembrava un sogno retorico, ma si materializza ogni giorno di più nei fatti. Il partito di dio e i suoi eserciti dimostrano di essere in grado di aprire nuovi fronti. In una guerra santa la morte diventa un combustibile, un mezzo per un fine in sé(1).
Domenico Quirico

 
Le affermazioni di Quirico sembrano dettate dalle sofferenze che ha dovuto subire durante i lunghi mesi del sequestro ma sarebbe far torto alla sua intelligenza considerarle per ciò stesso infondate. Al massimo si può dire che ha avuto da fare con dei fanatici e che non tutti i musulmani lo sono. Ma non si può certo contestare che fanatici ce ne siano, che pesino più dei moderati e che possano in futuro costituire un grande problema per l’Europa.

L’articolo va dunque preso sul serio, anche se forse Quirico esagera quando parla del “mito di un Islam moderato, educato che esiste solo nei libri (e nelle bugie)”. Questo Islàm è esistito in passato ed esiste ancora oggi. Badando ai numeri, è probabilmente maggioritario. Il punto è che non pesa quanto i fanatici. Infatti questi agiscono e i moderati non solo non li frenano, ma non osano condannarli. Sembrano quasi vergognarsi di non essere fra loro. Reputano che in fondo i terroristi non hanno tutti i torti e in quanto musulmani sono lieti di essere finalmente presi sul serio, anche se in chiave d’orrore. L’accenno di Quirico al califfato non è fuor di luogo. Sulle intenzioni degli islamici nel complesso ha dunque ragione. Dove non si può essere d’accordo con lui è quando trascura il divario tra le intenzioni e le possibili realizzazioni.

Che “l’Islam radicale [sia] determinato a vendicare i secoli dell’umiliazione” non significa nulla. Infatti, se è meno colto, meno prospero, meno potente dell’Occidente – e anche di Israele – non potrà “vendicarsi di questa situazione” ammazzando innocenti ma divenendo colto, prospero e potente. I musulmani dovrebbero frequentare più l’università che la moschea. E lavorare di più, come fanno quei cinesi che certo non si sentono umiliati dall’Occidente. Solo con il progresso potranno inventare le armi che fanno vincere le guerre. Solo con la prosperità potranno permettersele. Gli attentati alle Torri Gemelle sono stati perpetrati utilizzando aeroplani che essi non saprebbero costruire; gli stessi aeroplani, sia detto di passaggio, che in versione militare potrebbero radere al suolo le loro principali città.

La minaccia degli estremisti arabi è meno temibile di quanto Quirico non affermi. Basti pensare che non si parla più di attentati in Israele. In realtà l’origine del pericolo siamo noi, non i terroristi. Ciò che deve spaventarci non è la loro pericolosità ma la nostra stupidità, le nostre manie di accoglienza e di tolleranza. Qui si continua a credere al mito del lupo di Gubbio. Obama, appena insediato,  ha avuto l’aria di dire che i problemi internazionali, con gli europei come con gli arabi, si sarebbero risolti cambiando modo di parlare e tendendo la mano a tutti. Sembriamo divenuti incapaci di comprendere la realtà.

Ma la nostra stupidità non deve ingannare. Noi siamo miti e al limite dementi finché i problemi non ci riguardano personalmente. Quelli che vivono nei quartieri alti ed hanno orrore del razzismo comincerebbero a porsi domande, se il loro condominio fosse invaso da rumorose famiglie libiche o sudanesi. Non dimentichiamolo: prima di divenire pacifista e un po’ imbecille, l’Occidente è stato “selvaggio” per millenni. Carlo Magno chiese ai sassoni di convertirsi al cristianesimo e poiché non tutti aderirono al gentile invito ne fece decapitare molte centinaia. Storia antica? Durante la Rivoluzione Francese, per non perdere il tempo di ammazzare ad uno ad uno gli oppositori, li portavano al largo su delle chiatte e li facevano annegare in massa: “les noyades de Nantes”. E abbiamo dimenticato Stalin e Hitler?

Nel momento in cui l’attacco dell’Islàm fanatico facesse molti morti, e provocasse l’indignazione di tutti, e convincesse il popolo che la cosa lo riguarda personalmente, quegli stessi che oggi sarebbero capaci di andare in giro con la kefiah palestinese comincerebbero ad invocare l’uso della bomba atomica sulle capitali più coinvolte. Il nostro continente è un gigante addormentato, non un gigante mansueto. Non lo è mai stato.

(1) http://lastampa.it/2013/09/22/cultura/opinioni/editoriali/quirico-la-guerra-che-stiamo-sottovalutando-BfnqpsYbaJorcuxRaDKjdK/pagina.html

Tags:
domenico quiricoassadsiriaguerra
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