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Esteri
Referendum, la Scozia resta con Londra. No al 55%, sollievo di Cameron
 

I risultati parziali del referendum - con uno spoglio pari a circa il 60% dei voti - indicano che la Scozia continuerà a far parte del Regno Unito: i no all'indipendenza prevalgono infatti con il 55% contro il 44% dei sì. La portata storica del voto è confermata dall'affluenza senza precedenti, con il 97% degli aventi diritto al voto registrati nelle liste elettorali e, secondo i primi dati disponibili, oltre l'80% che si è recato alle urne. Già le prime indicazioni fornite da opinion poll effettuati all'uscita dei seggi assegnavano la vittoria al fronte del no con il 53-54% contro il 46-47% dei sì. Ha votato contro il distacco dal Regno Unito la capitale Edimburgo, con il 61% contro il 39%. E così la città di Aberdeen, mentre importanti vittorie per il campo indipendentista si sono registrate nelle città di Dundee e soprattutto a Glasgow, la città più grande del Paese.

LE BORSE - Le borse europee brindano all'esito del referendum in Scozia, che ha bocciato l'indipendenza dalla Gran Bretagna. L'indice Ftse di Londra guadagna lo 0,58% a 6.858,91 punti, il Dax di Francoforte avanza dello 0,52% a 9.848,73 punti, il Cac di Parigi dello 0,54% a 4.488,81, Ftse Mib di Milano dell'1,14% a 21.368 punti e l'Ibex di Madrid dell'1,53% a 11.159 punti.

IL TWEET DI CAMERON - Il primo commento ufficiale del premier britannico è di sollievo. Niente dichiarazioni ma solo tweet per congratularsi con Alistair Darling, a lungo Cancelliere dello Scacchiere e che in queste settimane ha guidato la campagna «Better Together»: «Ho parlato con Alistair Darling e mi sono congratulato con lui per una campagna ben combattuta», scrive il premier. Pochi minuti prima anche il primo ministro scozzese Alex Salmond aveva diffuso un tweet: «Ben fatto Glascow e gente della Scozia per un sostegno così formidabile».

IL PREMIER SCOZZESE: ORA AVANTI UNITI - Il primo ministro scozzese, Alez Salmond, ha riconosciuto la sconfitta nel referendum per l'indipendenza della Scozia ma ha anche rilevato che e' stato lanciato "un messaggio forte" all'indirizzo di Londra: "Ora pero' - ha aggiunto - dobbiamo andare avanti uniti". "Abbiamo visto paura e preoccupazione, abbiamo visto che dal governo britannico nessuno si sarebbe aspettato, sono stati mossi da quello che vedevano. Oggi non dobbiamo guardare a quello che non abbiamo, ma dobbiamo andare avanti come una sola nazione". Il leader dello Scottish National Party ha aggiunto che il popolo della Scozia "non si e' lasciato spaventare" dall'establishment, andando a votare in massa al referendum di ieri.

A GLASGOW VINCONO I Sì - A Glasgow, un tempo roccaforte laburista, è maturato in questi mesi proprio sulle delusioni per il Labour Patry, il terreno di cultura per le istanze indipendentiste. Gli indipendentisti infatti a Glascow hanno ottenuto il 53% dei voti. Ma evidentemente non è bastato.

AFFLUENZA RECORD - Grande successo per gli unionisti dalle isole Orcadi e Shetland, dove il «No» all’indipendenza ha prevalso rispettivamente con il 68% e il 64% dei voti. La prima circoscrizione scrutinata, prima delle due del mattino, era stata quella della contea di Clackmannanshire, dove gli unionisti erano risultati primi al 53,8%. Anche Aberdeen, la capitale scozzese del petrolio, ha rigettato l’idea dell’indipendenza accogliendo l’appello delle aziende energetiche che nei giorni scorsi avevano lanciato l’allarme sui possibili rischi derivanti da un’eventuale secessione della Scozia. Il fronte degli unionisti si è fermato a 59.390 voti (il 41,4%) su 143.664 voti validi, mentre il «No» ha collezionato 84.094 voti (58,5%), con l’1% circa di voti non validi.

I MERCATI APPREZZANO -  I mercati hanno apprezzato quello che, gia' nella notte, era sembrato il probabile risultato del referendum sull'indipendenza della Scozia: la probabile vittoria del 'no' ha spinto ulteriormente al rialzo la sterlina, che gia' giovedi' - rafforzata dalla 'scommessa' degli investitori- aveva avuto un andamento brillante. E nelle ultime ore la sterlina ha recuperato valore tanto sul dollaro che sull'euro. Sull'onda del 'no' al risultato referendario che chiedeva l'indipendenza della Scozia, la borsa di Tokyo ha chiuso ai massimi dal 2007.

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