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Spagna, Sanchez appeso a un filo. Crisi di governo di uno degli ultimi baluardi socialisti in Europa?

Madrid, esplodono le contraddizioni nella fragile maggioranza

Spagna, Sanchez appeso a un filo. Crisi di governo di uno degli ultimi baluardi socialisti in Europa?
Pedro Sanchez

Una delle due questioni riguarda il salario minimo che ha provocato una clamorosa rottura tra la ministra del lavoro Yolanda Diaz di Sumar e la vice premier socialista con delega alla finanza Maria Jesus Montero, fedelissima del premier

Per il governo Sanchez, uno degli ultimi baluardi socialisti rimasti in Europa, si parla ormai apertamente di crisi imminente. Che la posizione del premier socialista fosse tutt’altro che solida è cosa ormai che va avanti da mesi, ma due questioni scoppiate proprio in queste ore potrebbero seriamente mettere in discussione la sopravvivenza della maggioranza che lo sostiene. Una delle due questioni riguarda il salario minimo (una questione molto cara anche alla Schlein in Italia) che ha provocato una clamorosa rottura tra la ministra del lavoro Yolanda Diaz di Sumar e la vice premier socialista con delega alla finanza Maria Jesus Montero, fedelissima del premier.

La Diaz ha accusato due giorni fa la ministra Montero di “provocare confusione”, per aver sostenuto che il Salario minimo, aumentato dal governo del 61% dal 2018, passando da 735 euro a 1.184 euro al mese, ha raggiunto una quantità tale da non dover più essere esente dall’Irpef. “Questo non è giusto, non è di sinistra né è progressivo come dice la Costituzione”, ha detto la Diaz in dichiarazioni a Rtve. “Non è di sinistra abbassare le tasse alle compagnie energetiche”, ha aggiunto riferendosi alla mancata proroga della tassa sugli extra profitti, bocciata dal Parlamento per mancanza di appoggi. Fonti del Ministero del Lavoro hanno confermato che le trattative si sono interrotte, quando Montero “ha dato istruzioni” di terminare il dialogo. A quel tempo, le squadre erano ancora concentrate sulla ricerca di un modo per risolvere le posizioni opposte.

La sentenza di Díaz su questo atteggiamento di Montero è stata assai polemica: “Quando un partito pone il veto su un’iniziativa, ha perso”. Inoltre, ha avvertito che tutti gli altri gruppi della Camera sono d’accordo, “quasi tutta la Camera”, che i dipendenti che ricevono il salario minimo non pagano l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Proprio come, secondo lei, lo è “la strada”.

Insomma, un problema che rischia seriamente di compromettere il difficile equilibrio tra socialisti e Sumar, già in crisi, a causa del riarmo spagnolo, che il premier vorrebbe far approvare dal Parlamento. Sumar si è detto contrario da subito e ha già fatto sapere, senza mezzi termini, non essere disposto a dare disco verde a questo provvedimento. Ed è per questo che all’ultimo Consiglio Europeo, Sanchez ha dovuto tenere una posizione molto prudente “Non mi piace affatto il termine riarmo”, ha affermato Sánchez al suo arrivo al Consiglio europeo. Insistette su quella linea già all’alba. La sua tesi è: «Non sono affatto d’accordo con quel termine. Dobbiamo rivolgerci ai nostri cittadini in modo diverso quando parliamo della necessità di migliorare le capacità di sicurezza e difesa europee.

Un tentativo di posizionarsi per distinguersi, con un occhio alla sua litigiosa maggioranza in patria, che ha già minacciato di sfidarsi in caso di presentazione alle cortes di Madrid di qualsiasi piano di riarmo spagnolo. Il leader dell’opposizione Albert Nunez Feijoo, ha avvertito i suoi alleati popolari in Europa delle grandi difficoltà che ha in patria il premier a far approvare qualsiasi aumento della spesa pubblica in armamenti (dall 1,3 % del Pil attuale ad almeno il 2% entro il 2029). Come se non bastassero queste grane il premier ha annunciato pochi giorni fa di dover rinunciare a presentare la legge di bilancio per il 2025 (per il secondo anno consecvutivo), in quanto ritiene “molto difficile” arrivare a un accordo con le forze di sinistra e catalane che sostengono la risicata maggioranza.

Un fatto che sta suscitando le vibranti proteste delle opposizioni di destra, che chiedono a gran voce le dimissioni di un governo, che a loro avviso non avrebbe più la maggioranza per governare. Quello che sta salvando fino a questo momento Sanchez sono i dati economici ben al di sopra della media europea, che pongono il paese saldamente al primo posto tra i ventisette in quanto a previsioni di crescita del Pil anche per il 2025 (due giorni fa la commissione europea ha previsto per la Spagna una crescita del 2% almeno fino al 2026).

Ma quello che ancora gli permette di stare al governo è la sostanziale mancanza di un accordo tra le componenti all’opposizione, prova ne è che il partito popolare non è ancora riuscito a formare una maggioranza credibile per presentare una mozione di censura, istituto previsto dalla costituzione spagnolo, che aveva permesso proprio a Sanchez di diventare primo ministro per la prima volta nel 2018. “Sanchez ha solo due opzioni: indire le elezioni o assumere lo status di paria tradendo gli impegni della Spagna. Non è stato ancora deciso.

Il dibattito sul riarmo al Congresso è durato 10 ore di rumore bianco per ritardare una decisione. Sánchez ha compensato la mancanza di una maggioranza sociale che gli garantisse la vittoria alle urne con una maggioranza parlamentare che sostenesse la sua investitura. Questa era la fonte della sua legittimità. Ora è finita pure quella.” afferma senza mezzi termini Rafa La Torre, opinionista di El Mundo. Insomma, è difficile fare pronostici, ma una cosa certa è che le gravi contraddizioni del governo spagnolo, tenute a freno fino ad ora, grazie ai sorprendenti risultati economici, ora sembrano poter esplodere da un momento all’altro, mettendo a serio rischio la sopravvivenza del governo.

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