L’onda blu che ha travolto gli Stati Uniti con la vittoria democratica alle elezioni di midterm sta ridisegnando gli equilibri politici americani, riducendo i margini di manovra di Donald Trump. Ma quali saranno le ripercussioni sulla politica interna e sugli scenari internazionali? Dalla guerra in Ucraina al dossier iraniano, fino ai rapporti con l’Europa e la Nato, ne abbiamo parlato con Arduino Paniccia, analista di strategia militare e geopolitica e presidente di ASCE.
La vittoria democratica alle elezioni di midterm rappresenta una pesante sconfitta per Trump. Quali conseguenze avrà sul suo mandato? Il presidente rischia di restare paralizzato negli ultimi due anni oppure conserva margini di manovra?
“La sconfitta elettorale è stata perfino più forte di quanto anche i sondaggi più pessimistici si aspettavano. Ma l’America resta un Paese profondamente democratico, organizzato secondo pesi e contrappesi e quindi, perfino a fronte di una totale sconfitta, restano a Trump margini di azione, soprattutto in politica estera. Anche se, ad esempio, i dazi sono di competenza del Congresso e quindi su questo tema dovranno probabilmente mettersi d’accordo. Lo stesso vale su temi come il rapporto con Europa e Nato. Solo il Congresso ha il potere di deliberare l’uscita dalla Nato, ma anche i democratici sono d’accordo sul fatto di ridurre le spese militari in Europa e sul ridurre i costi enormi delle basi militari estere. Quindi anche su questo punto è probabile che cerchino di trovare un accordo che potrebbe comunque limare il sostegno militare europeo”.
Il voto ha premiato i democratici anche in Stati tradizionalmente repubblicani. Quanto hanno pesato il caro vita e l’inflazione? È soltanto una protesta economica o emerge una crisi più profonda del consenso a Trump?
“Il costo della vita, degli alimentari, delle case, degli affitti e, in generale, del gallone di benzina o diesel è diventato insostenibile anche per gli americani che hanno un buon salario. Questo ha inciso moltissimo, a mio avviso, insieme all’inflazione e alla spaventosa crescita delle diseguaglianze, come in tutto il mondo occidentale, che Trump invece che cercare di ridurre ha reso sempre più palesi. La narrazione, grande arma politica di Trump, si è spuntata contro una realtà dura che naturalmente non dipende da lui, ma il Paese non può tornare grande solo con le ciance”.
Con un Congresso a maggioranza democratica, quali cambiamenti possiamo aspettarci sulla scena internazionale? Che conseguenze ci saranno per la guerra in Ucraina e il conflitto con l’Iran?
“È meno probabile che gli Usa tolgano sostegno e aiuti all’Ucraina. Questo per un motivo, a mio parere, molto semplice: i democratici non amano i russi e non stimano Putin, di cui hanno pessima opinione di socio in affari con Trump. Per il momento Zelensky può respirare e l’onda blu ha certamente fatto riflettere oligarchi come Elon Musk, che ora potranno minacciare e spadroneggiare molto meno. Certo, il desiderio di giungere a un cessate il fuoco in Ucraina è forte in tutti, ma resta forte nei democratici, a mio parere, l’avversione contro Putin. Quindi non sarà probabile che gli Usa mollino l’Ucraina come stava invece accadendo con Trump.
Diverso potrebbe essere lo scenario iraniano. È invece probabile che nel caso iraniano si possa arrivare a una tregua e alla riapertura di Hormuz. I democratici sanno che questo è indispensabile per fare calare inflazione, speculazione, prezzo del gallone e altri aumenti di prezzi. Quindi su questo punto molleranno la linea dura filo-israeliana dell’attacco e cercheranno di favorire la componente Pezeshkian, gli iraniani più pronti a negoziare e trovare un accordo. Sempre tenendo presente che anche i democratici non si fidano degli iraniani, visti gli eventi passati, e possono tentare di favorire un governo meno composto di falchi in Israele”.
La vittoria democratica può favorire un riavvicinamento tra Washington e l’Europa? Quali “effetti collaterali” potranno esserci?
“I democratici controlleranno strettamente, nelle commissioni del Congresso, ogni singola spesa militare di Trump, mettendo dei paletti fermi. Ma ci sarà una minima riduzione degli effettivi delle forze armate Usa in Europa. Verrano mantenuti i sostegni già assunti con l’Ucraina e verrrà rivisto ogni tentativo di sollevare sanzioni alla Russia. Ad oggi l’Europa ha di nuovo la chance di avere nel nuovo Congresso un organismo tendenzialmente amico con cui elaborare strategie più stabili, sia per il raggiungimento della pace sui fronti di guerra sia per un rapporto di stretta alleanza verso le problematiche geopolitiche globali che con Trump sembrava perso. Su questo creare finalmente la struttura di una sua maggiore coesione. Insomma, Trump manterrà molti poteri, sia in politica estera sia in politica economica e commerciale. Tuttavia i suoi interventi non saranno così liberi da controlli e censure come nel primo biennio: dovrà fare i conti con un partito democratico che sta elaborando per la prima volta, dopo dieci anni, una chiara strategia politica economica e militare”.
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