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Scudo antimissile europeo, come funziona e quali Paesi coinvolge

Difesa su più livelli, radar e acquisti comuni. Ecco come funziona lo Sky Shield e quali Stati partecipano

Scudo antimissile europeo, come funziona e quali Paesi coinvolge

European Sky Shield integra radar, sistemi antiaerei e intercettori progettati per affrontare droni, aerei e missili a diverse altitudini.
L’iniziativa è guidata dalla Germania e coinvolge 24 Paesi europei, ma Italia, Francia e Spagna non ne fanno parte.

European Sky Shield: come funziona lo scudo antimissile europeo

European Sky Shield Initiative, indicata con l’acronimo ESSI, non è un’unica cupola capace di proteggere nello stesso modo tutto il continente. È un programma di cooperazione per acquistare e collegare radar, centri di comando, batterie antiaeree e missili intercettori.

Il sistema deve rilevare una minaccia, identificarne traiettoria e velocità, assegnarla alla batteria più adatta e lanciare un intercettore. Ogni arma copre una distanza e un’altitudine differenti. Droni, missili da crociera, aerei e missili balistici richiedono strumenti diversi.

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La NATO ha spiegato che l’iniziativa punta a rafforzare la propria difesa aerea e missilistica integrata attraverso acquisizioni multinazionali e una maggiore compatibilità tra le forze armate.

Per la fascia a medio raggio è previsto un impiego crescente dell’IRIS-T SLM tedesco. I Patriot statunitensi coprono minacce a maggiore distanza e possono contrastare alcuni missili balistici. Arrow 3, sviluppato da Israele con il sostegno degli Stati Uniti, è destinato all’intercettazione ad altissima quota, anche fuori dall’atmosfera terrestre.

Scudo antimissile europeo: quali Paesi partecipano

L’iniziativa nacque nell’ottobre 2022 con una lettera d’intenti firmata da Germania, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Regno Unito e Finlandia.

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Si sono aggiunti successivamente Danimarca, Svezia, Austria, Svizzera, Grecia, Turchia, Albania, Portogallo e Polonia. Il gruppo ha così raggiunto 24 partecipanti. Austria e Svizzera, pur essendo neutrali, hanno aderito alle attività di approvvigionamento e cooperazione tecnica.

L’acquisto comune consente di ridurre i tempi, condividere manutenzione e addestramento e aumentare il numero di batterie compatibili. Ogni governo mantiene comunque il controllo sui propri sistemi e decide quando impiegarli.

Scudo antimissile europeo: perché Italia, Spagna e Francia sono fuori

Italia, Francia e Spagna non risultano tra i membri dell’iniziativa tedesca. Roma e Parigi hanno investito nel sistema franco-italiano SAMP/T, basato sui missili Aster, e sostengono una maggiore presenza dell’industria europea nei programmi di difesa.

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La Francia ha criticato la dipendenza dell’ESSI da tecnologie israeliane e statunitensi. Parigi preferisce una rete costruita anche attorno a sistemi prodotti nell’Unione europea. L’Italia condivide parte di questo orientamento industriale, pur partecipando alla difesa integrata della NATO.

Un eventuale scudo continentale dovrà collegare programmi diversi. La protezione completa richiede centinaia di radar e lanciatori distribuiti sul territorio, scorte adeguate di intercettori e una catena di comando capace di reagire in pochi minuti.

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