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Mentre in Siria la crisi umanitaria si aggrava, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna decidono di "aumentare la pressione" per defenestrare Bashar al-Assad. "Continueremo i nostri sforzi per aumentare la pressione sul regime, per fornire aiuti umanitari, per rafforzare l'opposizione moderata e a preparare la Siria a una democrazia senza Bashar al-Assad", ha dichiarato il presidente Usa, Barack Obama, incontrando la stampa al termine dell'incontro con il premier britannico, David Cameron, alla Casa Bianca. Sullo sfondo di una crisi umanitaria 'catastrofica' (cosi' l'ha definita la Croce Rossa che ha chiesto ai Paesi donatori di raddoppiare gli stanziamenti per far fronte al dramma), Obama ha glissato sul tema dell'uso di armi chimiche, la cosiddetta "red line", il limite che aveva intimato al presidente siriano di non superare. Il presidente ha ripetuto che gli Usa stanno ancora lavorando per accertare chi abbia usato le armi chimiche, ma ancora una volta e' apparso molto, molto prudente, a conferma che rimangono i dubbi nell'amministrazione. Anche Cameron ha esortato la diplomazia a mettere fine alla carneficina "sotto i nostri occhi", ha ricordato che in Siria sono gia' morte 80mila persone e migliaia di altre sono state costrette a lasciare le loro case e ha aggiunto che emergono "prove" sempre piu' concrete che il regime abbia impiegato armi chimiche.

Ma anche lui ha confermato che non e' stata presa ancora alcuna decisione sulle armi da fornire ai ribelli, promettendo che la Gran Bretagna fara' di piu' sul piano dell'assistenza tecnica all'opposizione. Obama ha poi tentato ancora una volta di coinvolgere Mosca: "La Russia ha l'interesse ma anche l'obbligo di dare un aiuto per la risoluzione del conflitto siriano", ha detto. Ma in sostanza non c'e' stata nessun cambiamento nelle posizioni dei due leader, che evidentemente non sanno cosa rispondere a chi teme che alcuni dei gruppi che vogliono rovesciare Assad siano legati all'estremismo di al-Qaeda. Adesso si tenta di rilanciare il processo di Ginevra per ottenere una transizione politica, anche se il presidente russo, Vladimir Putin, ha gia' detto che vuole vedere la lista dei partecipanti prima di confermare la sua presenza. Dopo le perplessita' espresse da Mosca, principale alleato di Bashar al-Assad, il dipartimento di Stato Usa ritiene probabile che possa slittare ai primi di giugno la conferenza di pace di Ginevra. Del resto anche l'opposizione decidera' solo il 23 maggio ad Istanbul se e come partecipare.

L'obiettivo di Mosca e Washington e' portare allo stesso tavolo le parti per formare un organismo provvisorio a cui Assad, in teoria, dovrebbe cedere i poteri. La stessa intesa di massima era stata raggiunta il 30 giugno del 2012 sempre a Ginevra ma resto' solo sulla carta. In Russia domani arriva il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che affrontera' con Putin e gli altri interlocutori russi l'esame della "situazione in Medio Oriente, prima di tutto in Siria ". Si prevede che Netanyahu tentera' di convincere il Cremlino ad annullare le forniture delle micidiali batterie difesa anti-aerea S-300 a Damasco. Sistemi che, se raggiungessero la Siria, renderebbero impossibile anche l'eventuale imposizione di una no-fly zone. Nel frattempo il regime siriano ha ribaltato le accuse turche per la strage di due giorni fa nella cittadina di frontiera di Reyhanli, imputando al premier Recep Tayyip Erdogan la responsabilita' delle due auto-bomba che hanno causato almeno 48 morti e 115 feriti. Dopo che Erdogan aveva denunciato le "provocazioni" di Bashar al-Assad, sostenendo che starebbe tentando di trascinare la Turchia "nel sanguinoso pantano" della guerra, il ministro per l'Informazione di Damasco, Omran Zubi, ha definito il premier turco un "assassino" e un "carnefice"

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