Danni, saccheggi e scontri con le forze dell’ordine nel centro di Barcellona, dove sabato circa 600 persone, per la maggior parte giovani, hanno preso parte a una protesta non organizzata. La mobilitazione, iniziata nel tardo pomeriggio e proseguita fino a oltre mezzanotte, si è conclusa con circa un centinaio di arresti, tra cui 27 minorenni, secondo quanto riferito dalla polizia. Le manifestazioni si sono svolte più o meno in contemporanea con le proteste registrate in Francia e in Italia.
Diversi gruppi di partecipanti, molti vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna, hanno attraversato le strade del centro provocando danni a negozi, biciclette parcheggiate e pensiline. Saccheggiati alcuni esercizi commerciali, tra cui un negozio di computer e una gioielleria. Secondo le autorità, alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro gli agenti intervenuti sul posto.
La protesta a Madrid
Anche Madrid è tornata a riempirsi di striscioni. A poco più di un mese dal voto anticipato del 29 novembre, a sfilare sono stati soprattutto i pensionati: per la Delegazione del Governo i partecipanti sono stati 25.000, per gli organizzatori 50.000. È l’ultimo atto, in ordine di tempo, di un mese in cui la protesta è passata dalla casa a scuola e pensioni.
La marcia è stata convocata dalla Coordinadora Estatal por la Defensa del Sistema Público de Pensiones, la Coespe, con il sostegno di sindacati come la CGT. Le richieste sono tre: rivalutare le pensioni in base all’inflazione reale, portare la minima al livello del salario minimo e ridurre il divario di genere. Molti manifestanti vedono nel voto anticipato un rischio. Temono, infatti, che l’avanzata della destra possa aprire la strada a una privatizzazione parziale del sistema pubblico. Un pensionato di 69 anni ha detto di essere sceso in piazza per difendere le pensioni e tutto ciò che è pubblico, e di voler sostenere anche i giovani su casa e precarietà. È il punto più interessante: la protesta dei più anziani si salda con quella dei più giovani.
La scintilla
La scintilla è arrivata venerdì 2 ottobre, quando il Parlamento ha bocciato i due decreti del governo Sánchez sulla casa. I testi miravano a rafforzare le tutele per chi vive in affitto e a limitare la speculazione. Il giorno dopo decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese, con cortei in oltre cinquanta città. A Madrid il sindacato degli inquilini ha parlato di circa 500mila partecipanti, mentre il governo ne ha contati circa 70mila. A Valencia ci sono stati scontri con la polizia, arresti e nove agenti feriti. Il sindacato ha annunciato che lo sciopero generale arriverà “presto”, senza indicare una data. A Madrid, intanto, a Puerta del Sol è in corso dal 26 settembre un’accampata per il diritto alla casa.
Il fronte si allarga alla scuola
Intanto, dal 14 ottobre la scuola pubblica di Madrid è in sciopero a oltranza. Gli insegnanti chiedono meno ore di lezione frontale, meno studenti per educatore, più personale di sostegno e stipendi più alti. Sabato centinaia di famiglie si sono radunate davanti alla Consejería de Educación per sostenerli.
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