A- A+
Esteri
L'Italia (purtroppo) non è la Svizzera


Di Gianni Pardo

Una volta qualcuno scrisse: chi va in Marocco per due giorni scrive un libro; chi ci va per un mese scrive un articolo; chi ci rimane per un paio d’anni non scrive niente. Il senso era che da principio si notano le caratteristiche vistose e, sorvolando sulla complessità di un Paese, si crede di sapere molto. Quando invece la conoscenza è approfondita, da un lato si scopre che le somiglianze prevalgono sulle differenze, perché l’umanità è umanità dappertutto, dall’altro si è scoraggiati di fronte alla complessità di ogni società. Ciò significa che scrivere su un Paese è estremamente rischioso, e forse bisognerebbe astenersene. Ma astenersene sarebbe giusto se si affermasse di effettuare valutazioni scientifiche e incontestabili. Se invece se ne parla con gli amici, nessuno può vietare che ci si diverta un po’. E se personalmente dicessi una grossa sciocchezza, avrei sempre modo di chiedere scusa.

La Svizzera è un piccolo Paese che merita giustamente molte lodi. È pacifico, democratico, onesto. È prospero, pulito, funzionante. Ha un eccellente ordine pubblico ed è ammirevolmente governato, al punto che gli svizzeri – a differenza di altri popoli – sono contenti e fieri di essere svizzeri. Siamo certi che, avendone l’occasione, non sceglierebbero mai di divenire francesi o tedeschi. Basti dire che i cantoni di lingua tedesca sono così orgogliosi di non essere tedeschi che non parlano tedesco, ma il dialetto locale, lo “svizzerese”,  e addirittura hanno ottenuto che anche in televisione si parli quel “patois” che non è nemmeno lingua scritta.

Qualcuno ha detto che questo piccolo popolo - stretto fra tre civiltà di un tale livello che darebbe complessi anche agli arcangeli - è forse l’unico capace di compiere il miracolo di sentirsi superiore a tutti. E così siamo passati alla critiche.

Gli svizzeri non sono amati. Gli stranieri che più o meno stabilmente vivono nel Paese li giudicano arroganti, compiaciuti di sé, e soprattutto oltraggiosamente limitati. Il loro orizzonte non varca i confini della Confederazione. Uno straniero colto, di mentalità tendenzialmente cosmopolita, si sente soffocare. Naturalmente non facciamo di tutta l’erba un fascio e parliamo soltanto di linee di tendenza. Ma sono caratteristiche che sarebbe difficile negare: almeno quanto sarebbe difficile negare che Napoli sia più sporca di Zurigo e Palermo meno sicura di Berna.

Qui non si tratta di condannare un’intera nazione, che fra l’altro ha grandi meriti anche umani: basti pensare alla Croce Rossa; lo scopo è quello di capire come mai, mentre il genio tedesco si è manifestato in maniera tanto gloriosa in campo musicale e filosofico, quello svizzero sembra si sia limitato alla pura prassi. Quasi soltanto all’invenzione dell’orologio a cucù, come diceva Orson Welles nel film “Il Terzo Uomo”. Anche se in realtà quella è un’invenzione tedesca. Comunque nella concretezza l’impegno degli elvetici ha dato risultati straordinari. Oggi la Svizzera è un costante rimprovero per tutti: essa dimostra che, anche senza disporre di risorse naturali, si può essere ricchi e felici. Infatti gli svizzeri sono più contenti di sé di quanto lo siano i tedeschi, con i loro tanti scheletri nell’armadio, e soprattutto di quanto lo siano gli italiani, che addirittura esagerano nell’autodenigrazione.

Purtroppo, questo successo ha le sue controindicazioni. L’italiano vive in un Paese disordinato, in cui impera la legge del più forte e in cui lo Stato è più spesso il nemico che il protettore del singolo. Dove da ragazzi si copia dal compagno bravo e da adulti si cercano raccomandazioni - persino per reclamare i propri diritti! - senza che nessuno se ne scandalizzi. Siamo profondamente scontenti di questa società (che spesso ha il cattivo gusto di favorire gli altri e non noi) e passiamo la vita a cercare il modo di destreggiarci in questo mare in tempesta. A volte, disperati, ci chiediamo quale partito potrebbe migliorare le cose e perfino se, votando per una formazione (M5S) che vuole buttare giù tutto, non miglioreremmo le cose. Insomma la sofferenza ci rende “filosofi”, nel senso che ci interroghiamo su tutto, da mane a sera. Gli svizzeri invece, in tutti i campi di cui noi ci lamentiamo, vantano grandi successi, e per questo non sentono la necessità di profonde riflessioni o di atteggiamenti autocritici. Queste attività intellettuali non sono necessarie al loro vivere concreto. Non più di quanto abbia tendenza ad interessarsi di medicina una persona in buona salute.

I benefici che ricerca dovunque l’uomo comune sono la pace, la prosperità e la sicurezza. Il cittadino svizzero li ha ottenuti e se nessuno lo spinge a coltivarsi, cioè ad invidiare l’arte italiana, la letteratura francese o la musica austriaca, gli basta e avanza il quieto vivere. L’ignorante che sta bene è inevitabilmente filisteo. Cessa di esserlo soltanto se spinto dalla fame o da una tale oppressione da pensare alla rivoluzione. Ma se non ce n’è bisogno, perché spremersi le meningi?

Ecco perché gli svizzeri possono apparire ottusi. Perché sono attrezzati infinitamente meglio degli altri per la sopravvivenza. La scimmia è un animale intelligente ma corre ogni sorta di rischi e vive nell’apprensione. Lo squalo invece è stupido ma è così meravigliosamente fornito di strumenti per la sopravvivenza, che abitava gli oceani quando ancora mancavano milioni di anni alla comparsa dell’uomo, e probabilmente sarà ancora lì quando noi scompariremo. L’intelligenza è un ripiego. Imperfetto.

Non dobbiamo criticare gli svizzeri. Anche noi, se fossimo riusciti ad avere una società ordinata come un orologio svizzero, somiglieremmo a loro. Invece siamo obbligati al caleidoscopio delle opinioni, all’arcobaleno delle teorie, al setticlavio delle soluzioni, perché sopravviviamo con tante difficoltà da essere continuamente alla ricerca di un miglioramento.

La più spregiudicata lotta per la sopravvivenza produce i crimini del Duca Valentino, ma anche il genio di Machiavelli che ne commenta le imprese. A nord delle Alpi Calvino (che era francese) ha trovato un terreno fertile per impiantare l’oppressione moralistica e il quieto conformismo.

La Svizzera è comunque un bellissimo Paese. Per il turismo.

pardonuovo.myblog.it
 

Tags:
svizzera
in evidenza
Terence Hill lascia Don Matteo Applauso d'addio della troupe

VIDEO

Terence Hill lascia Don Matteo
Applauso d'addio della troupe

i più visti
in vetrina
SPID, tutto ciò che c'è da sapere sull'utile e innovativo sistema informatico

SPID, tutto ciò che c'è da sapere sull'utile e innovativo sistema informatico


casa, immobiliare
motori
Dacia: nuovo restyling per un Duster che va sempre più...SUV

Dacia: nuovo restyling per un Duster che va sempre più...SUV


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.