Trump lascia in segreto la Turchia su un altro aereo per minaccia iraniana, staff e giornalisti ignari sull’Air Force One
“Ho molte minacce, molte minacce di cui voi non siete a conoscenza, perché sono molto importante. I presidenti irrilevanti non le ricevono”. Con queste parole Donald Trump ha commentato la vicenda dell’operazione di sicurezza che, il mese scorso, durante la sua visita in Turchia, lo ha costretto a lasciare in segreto l’Air Force One per proseguire il viaggio su un altro velivolo militare, a causa di una minaccia iraniana. Interrogato sul trasferimento – avvenuto anche tramite un mezzo del catering aeroportuale, per non attirare l’attenzione – il presidente ha ribadito di essersi affidato interamente alle indicazioni del Secret Service: “Dipende esclusivamente dal Secret Service. Io faccio semplicemente quello che vogliono fare. Seguo il Secret Service e i militari. Volevano che viaggiassi su un volo diverso, in modi diversi, per sicurezza. Volevano che lo facessi e quindi l’ho fatto”.
A bordo dell’Air Force One – stando a quanto riferisce il Nyt – c’erano però il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e altri alti funzionari dell’amministrazione americana: il segretario al Tesoro Scott Bessent, il principale consigliere di Trump per la politica interna Stephen Miller e il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung. A bordo c’erano anche i giornalisti del pool presidenziale, che non erano stati informati della minaccia né del trasferimento di Trump. Secondo il Nyt, Rubio era a conoscenza della minaccia, mentre non è chiaro quanti degli altri alti funzionari ne fossero stati informati.
Non è la prima volta che la Casa Bianca ricorre a uno stratagemma simile: anche Bill Clinton, nel marzo 2000, durante una visita in Pakistan considerata ad alto rischio, utilizzò un aereo-esca per motivi di sicurezza. A raccontarlo, rompendo un silenzio durato 26 anni, è stata Susan Page, all’epoca presidente della White House Correspondents’ Association, in un’intervista al Washington Post. A differenza del caso Trump, però, Page era stata informata in anticipo, in un briefing off the record, dei rischi a cui erano esposti anche i giornalisti al seguito. “Naturalmente, i pericoli minacciavano i giornalisti che seguivano il viaggio così come il presidente Clinton”, ha raccontato. Proprio questo è il punto sollevato dallo storico Garrett Graff, secondo cui lasciare l’intero corpo stampa all’oscuro della vera posizione di Trump rappresenterebbe “un nuovo Rubicone” nella storia presidenziale moderna.

