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Esteri
Trump ha colpito Capitol Hill, Twitter ha oscurato la democrazia

Il giorno dell’attacco al Campidoglio americano ha segnato due momenti drammatici di attacco alla democrazia.

Il primo momento è quello che tutto il mondo ha visto, un manipolo di disperati all’attacco dell’emblema delle libertà degli Stati Uniti, il Capitol Hill. Un evento inimmaginabile, tragico (5 morti) e una profonda ferita sulle basi della più alta democrazia del mondo con una pesante ricaduta morale.

Il secondo momento non è stato visto da nessuno ma sentito da molti e percepito come un colpo ancora più grave alla democrazia. Ed è la chiusura immediata dell’account del Presidente degli Stati Uniti in carica deciso da twitter.

La società di Jack Dorsey ha deciso di non essere più un semplice transporter di infromazioni e notizie ma ha deciso di essere anche un giudice, un soggetto pensante. Un social ha giudicato un Presidente in carica degli Stati Uniti colpevole e, in meno di un nano secondo, lo ha silenziato e cancellato dalla scena mondiale. E’ facile ricordare che ormai tutto il mondo politico internazionale comunica sui social e Trump lo ha fatto in una dimensione spropositata.

E’ pur vero che la guerra tra i social e Donald Trump è stata, da tempo, sempre molto accesa ma una decisione del genere deve far riflettere e preoccupare. Questi “grandi fratelli virtuali” non solo possono permettersi guadagni stratosferici in regime di quasi monopolio, non solo possono evitare di pagare tasse dove dovrebbero pagarle ma adesso possono decidere di silenziare chiunque non sia in linea con il loro tribunale speciale.

Nemmeno il Congresso americano è riuscito nel compito di regolamentare questa "piovra virtuale" che sta allungando i tentacoli in tutto il mondo, salvo in Paesi come Russia e Cina, dove la democrazia ha un senso diverso dall’uso comune.

Un pericolo del genere non è però sfuggito ad un attento politico come la Cancelliera Angela Merkel. La Merkel, dopo aver criticato apertamente Donald Trump per aver incoraggiato i suoi seguaci a prendere d'assalto il Campidoglio, ha giudicato "problematica" la sospensione degli account sui social media del presidente degli Stati Uniti.

Il portavoce della Cancelliera, Steffen Seibert, riferendosi al veto su Twitter del presidente ha sottolineato che "la cosa corretta sarebbe che lo Stato, e in particolare il Parlamento, stabilisse un framework per regolamentare l'uso dei social network”.

“Gli operatori di queste società-ha aggiunto-hanno la grande responsabilità di garantire che la comunicazione politica non sia avvelenata da odio, menzogne ​​o incitamento alla violenza ma il diritto alla libertà di opinione è fondamentale.Pertanto, gli interventi possono avvenire solo secondo la legge e nel quadro definito dal legislatore, e non secondo la decisione della gestione delle piattaforme dei social media”.

Twitter è stato il canale di comunicazione preferito dal presidente degli Stati Uniti per annunciare le sue decisioni più importanti e insultare i rivali, tramite l'account ora permanentemente bloccato @realDonaldTrump.

Il leader ha accusato Twitter di voler mettere a tacere lui e i suoi sostenitori. La Casa Bianca, attraverso il resoconto ufficiale del governo, ha accusato la decisione ritenendo che limiti la libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento. Ma nemmeno la grande America è riuscita ad imbavagliare economicamente, fiscalmente e legalmente i giganti del web, anzi al momento ne è stata imbavagliata. E questo dovrebbe preoccupare tutto il mondo libero.

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