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Esteri
Uranio, i soldi di Putin per i Clinton. Hillary rischia il flop bis alla Casa Bianca

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

Prima l'Email-gate. Ora, il controllo dell'uranio e i potenziali conflitti d'interesse nel lavoro (a suon di consulenze milionarie) con la fondazione del marito Bill. Oltreoceano, la campagna elettorale per le nomination in vista delle Presidenziali Usa del 2016 sembra essere entrata nel vivo. Ma, non sono protagonisti i diversi candidati che a sinistra, fra i Democratici, per il momento vedono essere scesa in campo soltanto l'ex Segretario di Stato Hilllay Clinton (in attesa che l'ex sceriffo di Wall Street Elizabeth Warren sciolga le riserve), a gettare sul ring dell'arena politica rivelazioni che possono disarmare l'avversario politico, quanto un'inchiesta giornalistica dell'autorevole New York Times. Inchiesta che rischia di fiaccare immediatamente le aspirazioni dell'ex first lady nella sua corsa alla Casa Bianca (flop bis in vista?), perché, se verranno dimostrati i legami descritti dal quotidiano della Grande Mela, con il suo via libero quando era ancora al servizio dell'Amministrazione Obama, la Clinton avrebbe favorito niente di meno che i disegni egemonici di Zar Vladimir Putin di controllo della filiera dell'uranio. Certo, si tratta di un momento storico pre-Ucraina in cui i rapporti fra i due Paesi erano avviate nel solco di un dialogo diplomatico costruttivo, ma difficile non criticare la mossa della Clinton che avrebbe in questo modo consegnato troppo potere nelle mani di una superpotenza da sempre guardata con sospetto. 

clinton
 

Facciamo un passo indietro. In un articolo appena pubblicato online, il NYT rivela che, mentre era alla guida del Dipartimento di Stato,  la candidata alle Presidenziali Usa potrebbe aver favorito l'acquisizione da parte dell'agenzia atomica russa (Rosatom) della canadese Uranium One, la società che controllava, e controlla tutt'oggi, un quinto della produzione Usa di uranio, quantità importanti che vanno dall'Asia centrale fino all'America. Proprio per il fatto che la Uranium controllava una fetta del metallo prodotto anche negli States, l'operazione doveva ricevere la benedizione del governo Usa. Un affare concluso in tre passaggi fra il 2009 e il 2013 che vede però coinvolti una serie di "pezzi grossi" canadesi legati non solo all'appartenere allo stesso settore produttivo delle attività estrattive, ma dall'essere anche in larga parte dei finanziatori della Clinton Foundation, la Fondazione di famiglia fondata dal marito ex presidente Usa, che proprio in quel periodo si vide affluire nelle casse dell'ente paccate di dollari. Donazioni che la Clinton, nonostante quanto specificamente richiesto dalla Casa Bianca, non denunciò come fece invece con le altre. Secondo la legge americana, infatti, i candidati politici non possono ricevere finanziamenti da singoli o da gruppi stranieri che, al contrario sono liberi di fare donazioni a Fondazioni e affini.

Il portavoce della candidata ha immediatamente liquidato la questione con uno scarno comunicato in cui spiega che "nessuno ha mai prodotto uno straccio di evidenza a sostegno della teoria che Hillary Clinton abbia mai partecipato, come Segretario di Segretario di Stato, a sostenere gli interessi dei donatori della Clinton Foundation". Le ombre, però, restano e i dollari pure.

Non meno pesante la valutazione del Washington Post, sulla base dell'analisi di dati relativi alla stessa Fondazione e di come l'attività benefica di quest'ultima sia strettamente collegata ai guadagni dei Clinton. Il Whasington Post ha titolato anche qui: "Ombre sulla corsa di Hillary dai discorsi milionari di Bill". L'ex presidente degli Stati Uniti ha ricevuto infatti almeno 26 milioni di dollari per discorsi e interventi, da società e organizzazioni che figurano anche tra i donatori dell'ente benefico. E la somma corrisponde a circa un quarto delle entrate complessive di Bill Clinton. Si tratta di un attacco alle attivià della ex prima famiglia, informazioni che possono infatti costituire materiale prezioso per gli oppositori di Hillary in tema di potenziale conflitto di interessi: Hillary ha cominciato infatti a lavorare per la Fondazione con discorsi retribuiti dopo solo la fine del suo mandato da segretario di Stato nel 2013, ma è indubbio che dalle entrate del marito abbiano beneficiato entrambi.

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