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Esteri
Usa, l’inflazione alta mette a rischio i piani di Joe Biden

Usa, inflazione in crescita e Biden rischia le elezioni di midterm

Joe Biden, qualche mese fa, aveva predetto che l’inflazione, in rapida crescita negli Stati Uniti, sarebbe stato un fenomeno passeggero. Mai previsione si è dimostrata sbagliata in così poco tempo. L’inflazione americana ha infatti raggiunto a novembre il 6,8%, il livello più alto dal 1982, quasi 40 anni fa. La Federal Reserve, nel suo ultimo rapporto sul trend inflattivo, ha definitivamente eliminato la parola “transitorio”, descrivendolo invece come persistente, almeno nel breve termine. Il tutto confermato anche dall'indice dei prezzi al consumo (CPI). I prezzi dell'usato, degli affitti, delle bollette, dei mobili o dei generi alimentari hanno continuato a salire a novembre, toccando così il picco del 6,8% su base annua.

Inflazione accentuata dalla crisi energetica  e dalla congestione degli approvvigionamenti 

Un trend superiore a quello di ottobre (6,2%) e pure più alto di un decimo di punto percentuale rispetto alle previsioni di Reuters e Bloomberg (6,7%). Il tutto accentuato principalmente da due fattori: la congestione nelle catene di approvvigionamento e la crisi energetica, aspetti che hanno fatto schizzare all’insù i prezzi di beni e servizi soprattutto in un  momento di grandi spese per le festività natalizie. E in questo momento di incertezza e di diffusione di variante Omicron come si sta preparando l’economia americana alla ripresa nel prossimo anno? Al contrario del rivale cinese, che ha deciso di continuare a “pompare” denaro sulla propria economia, la Federal Reserve (Fed), ha invece scelto, visto l’alta inflazione e il miglioramento del mercato del lavoro, di velocizzare il ritiro dei incentivi. Il “tapering”, lo stop agli stimoli finanziari, avverrà così a marzo invece che a giugno come previsto in partenza. Dallo 0 attuale i tassi di interesse dovrebbero aumentare progressivamente attraverso sei aggiustamenti previsti nei prossimi due anni.

Usa, le previsioni per l'economia nel 2022, primo anno di ripresa

Le previsioni macro nel primo anno della ripresa dalla pandemia  sono state riviste al ribasso a causa della variante Omicron. A settembre si prevedeva un aumento del PIL del 5,9% e un tasso di inflazione del 4,2% entro la fine di quest'anno, mentre ora si immagina un PIL del 5,5%, ed un’inflazione del 5,3% . Per il 2022 le previsioni sono del 4% con un'inflazione del 2,6%. Ma qualche segnale positivo sta arrivando anche su questo fronte. Sebbene i dati su base annua confermino un'inflazione molto elevata, gli analisti di Business Insider sono convinti che il trend all’insù potrebbe avere raggiunto il picco e si possa cominciare a vedere un rallentamento nell’aumento dei prezzi e dei costi, anche se non così velocemente come ci si auspicherebbe. I dati del Bureau of Labor Statistics relativi a novembre confermano un chiaro impatto della crisi della catena di approvvigionamento sulle bollette pagate dalle imprese e dai consumatori in tutto il paese. I blocchi nei porti e la carenza di merci hanno continuato a mettere a dura prova la ripresa. L'inizio della spesa del periodo natalizio, Black Friday incluso, ha raddoppiato l'intensità della domanda, a fronte di un'offerta ancora limitata.

Usa, la crisi energetica ha favorito l'inflazione

Un altro fattore determinante per spiegare l'aumento dei prezzi è la crisi energetica. A novembre è stato registrato un aumento dei prezzi del gas negli Stati Uniti. La media nazionale ha raggiunto 3,43 dollari per gallone (3,7 litri) con una tendenza al ribasso che potrebbe influire sul raffreddamento dell’economia. Un’economia che, ancora in parte, dipende dall’evoluzione della variante Omicron. Per tentare di calmierare i prezzi, soprattutto nell’automotive e nell’uso domestico, Joe Biden ha annunciato di aver messo sul mercato 50 milioni di barili di petrolio delle riserve energetiche americane.

Usa, l'inflazione puo' mettere a rischio i piani di Joe Biden

Ma la diffusione del contagio e l’inflazione ancora sostenuta mettono a rischio i grandi progetti di spesa pubblica annunciati dal Presidente in campagna elettorale e, adesso, in stand-by al Congresso. La conseguenza più immediata per il dem è il rischio di perdere le elezioni di midterm del 2022. Elezioni che cadono in um momento in cui Joe Biden soffre di un vistoso calo di popolarità.  L'inflazione che galoppa offre ai repubblicani un argomento per collegare la massiccia spesa pianificata dall'amministrazione Biden all'aumento dei prezzi. A queste accuse la Casa Bianca, si difende confermando come proprio questo sia il momento per investire nella spesa sociale. "La sfida dei prezzi, sottolinea l'importanza che il Congresso agisca senza indugio per approvare il mio piano Build Back Better, che riduce l'importo che le famiglie pagano per assistenza sanitaria, farmaci o assistenza all'infanzia", ​​ha rilanciato Biden. Una battaglia che continua, ma per ora, sulla pelle dei consumatori americani.

 

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