Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
“12 milioni di euro per il riscatto sono una cifra buttata lì ad arte per scatenare la reazione dell’opinione pubblica”. Lo afferma ad Affaritaliani.it il presidente del Copasir Giacomo Stucchi sul presunto riscatto pagato dall’Italia per la liberazione di Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite in Siria il 31 luglio 2014. “La stessa cifra di 12 milioni rende poco realistica un’affermazione di questo tipo. E’ assolutamente troppo alta. Non è mai stata pagata nella storia dei sequestri una cifra di questo tipo. E’ oltre ogni limite immaginabile”.
“Il comitato – spiega Stucchi – si riunisce settimana prossima e in quella sede avremo tutti i dettagli dell’operazione. Faccio notare che di solito la soluzione più utilizzata per i sequestri non prevede denaro. A volte c’è lo scambio di prigionieri, ma noi non ne abbiamo. Li hanno gli americani e lo hanno fatto poco tempo fa. A volte si tratta di strutture mediche o di forniture di medicine o impianti per rendere potabile l’acqua o per desalinizzare l’acqua se la zona è vicina al deserto. Di certo non c’è mai la formitura di armi, sarebbe una follia. Infatti la preccupazione, nel caso di pagamento di soldi, che è comunque l’ultima ratio, è come vengono utilizzati questi fondi. E se vengono usati per acquistare armi è un cane che si morde la coda”.

