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Esteri

Di Davide Tentori per l'Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale)

L’America Latina saprà giocare un ruolo da protagonista nel determinare gli orientamenti futuri della Chiesa cattolica, a pochi giorni dal Conclave che designerà il nuovo Papa? L’attenzione di Benedetto XVI nei confronti dell’America Latina è stata probabilmente inferiore alle aspettative. La necessità di affrontare il drammatico calo di fedeli in Europa, così come le difficoltà legate agli scandali che hanno scosso la Chiesa al suo interno, hanno giocoforza limitato l’azione del Pontefice nei confronti della regione transatlantica, che rappresenta comunque tuttora in termini assoluti il bacino più ampio di battezzati (circa 600 milioni, quasi la metà dei cattolici mondiali).

L’apice mediatico della relazione tra Santa Sede e America Latina durante il Papato di Benedetto XVI è stato raggiunto in occasione degli unici due viaggi del Papa nella regione, nel 2007 in Brasile e nel 2012 in Messico e a Cuba: un numero decisamente basso rispetto al totale delle missioni apostoliche (ventiquattro) effettuate da Ratzinger nei quasi otto anni del suo Pontificato. Come è comprensibile immaginare, è stata proprio la visita a Cuba il momento che ha suscitato il maggiore interesse e che ha prestato il fianco alle polemiche: di fianco ai richiami espressi dal Papa al regime castrista per una maggiore apertura e rispetto delle libertà dei cittadini, la mancanza di un appoggio esplicito ai dissidenti cubani è stata vista con una certa delusione.

Nonostante l’apparente “timidezza” di Benedetto XVI nei confronti dell’America Latina, negli ultimi anni sono stati compiuti passi incoraggianti di apertura e maggiore interesse verso quella regione. La nomina del cardinale Marc Ouellet canadese, estremo conoscitore dell’area latinoamericana per aver trascorso molti anni in Colombia, come presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina (Cal), ha rappresentato la volontà di istituire un rapporto più intenso. Inoltre, a ottobre 2011 il Papa aveva ricevuto a Roma i dirigenti del Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam).

L’America Latina è un continente di cruciale importanza per il futuro del cattolicesimo, ma numerose sfide provenienti sia dall’esterno che dall’interno metteranno alla prova la Chiesa nel corso del prossimo pontificato. Internamente, il cattolicesimo latinoamericano è ancora diviso tra gruppi conservatori e progressisti (che costituiscono un retaggio della dialettica tra appoggio e contrasto alle dittature degli anni ’70-’80) e la fede cattolica è stata spesso strumentalizzata negli ultimi anni dai leader della sinistra populista che, pur professando la propria appartenenza al messaggio cristiano, hanno dimostrato in taluni casi ostilità alle gerarchie ecclesiastiche nazionali (vedi i casi di Hugo Chávez in Venezuela e Rafael Correa in Ecuador). La principale sfida in arrivo dall’esterno è invece rappresentata dalle ingenti trasformazioni sociali che stanno cambiando le società latino-americane da un decennio a questa parte: l’emancipazione dalla povertà per milioni di individui sembra sempre più spesso andare di pari passo con l’adesione alla fede evangelica, che considera la ricchezza come un segnale di “predestinazione”. In questo modo si può anche spiegare il crescente successo delle dottrine protestanti nella regione.

Il prossimo Papa sarà latinoamericano? I nomi principali di cui si parla in queste settimane sono quelli dei brasiliani Odilio Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo, e João Braz de Aviz, ex arcivescovo di Brasilia e attualmente Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, e dell’argentino Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali. L’età non troppo avanzata potrebbe giocare a loro favore durante il Conclave, anche se il canadese Ouellet sembra la figura principale in grado di rappresentare tutto il continente americano.

Indipendentemente dall’esito del Conclave, appare certo che l’America Latina sarà una regione fondamentale per il prossimo Pontefice, che dovrà condurre una “battaglia” contro la crescente perdita di fedeli (-20% negli ultimi anni). Se l’Asia è la regione emergente sulla quale agire per diffondere il messaggio cattolico, Centro e Sudamerica saranno altrettanto cruciali per arginare il secolarismo che dall’Europa si sta diffondendo anche altrove.
 

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