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Esteri
Venezuela, Maduro ci ripensa e "riapre" il Parlamento

La Corte suprema del Venezuela rivedra' la sua decisione di esautorare il Parlamento, controllato dall'opposizione dal dicembre 2015, e di privare i deputati dell'immunita': e' questo il risultato di un accordo tra le principali istituzioni del Paese, sollecitato dallo stesso presidente Nicolas Maduro che ha detto di non esser stato informato dell'iniziativa, dopo il diluvio di proteste interne e internazionali. I rappresentanti delle istituzioni, riunite nella sede del Consiglio di Difesa della Nazione, hanno deciso di "esortare il Tribunale supremo di giustizia (la Corte suprema), a rivedere la decisione", "al fine di mantenere la stabilita' istituzionale e l'equilibrio dei poteri", si legge nel testo dell'accordo. Il Consiglio di difesa della Nazione era stato convocato d'urgenza da Maduro dopo il coro di proteste per l'"autogolpe" di cui era considerato l'ispiratore.

La decisione della Corte Costituzionale, su cui il presidente ha uno stretto controllo, aveva infatti scatenato l'indignazione dell'opposizione, dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dello stesso procuratore generale, Luisa Ortega, che ha definito l'operazione "una violazione della Costituzione", pur essendo stata una sostenitrice della 'rivoluzione bolivariana socialista' lanciata dal mentore di Maduro, l'ex presidente Hugo Chavez, deceduto nel 2013. Nella notte italiana e dopo tre giorni di silenzio, Maduro e' riapparso per la prima volta in pubblico da martedi', quando la Corte suprema aveva assunto i poteri dell'Assemblea nazionale, e ha aperto in diretta tv la sessione del Consiglio per "tirare fuori la nazione dall'impasse che si e' creata".

Il 54enne leader venezuelano ha tentato di mostrare il volto dello statista, sostenitore del dialogo con i propri avversari. "Io non sapevo nulla ne' delle sentenza della Corte suprema nè delle dichiarazioni della procura", si e' giustificato, assicurando che "in Venezuela sono pienamente in vigore la Costituzione, i diritti civili e politici e i diritti umani". Maduro non ha pero' perso l'occasione di attaccare i governi che hanno chiesto la convocazione del Consiglio permanente dell'Osa e ha lamentato che questo lavorio punta a "generare una tensione interna, a provocare un colpo di Stato". "Gli Usa", ha aggiunto, "restano a guardare a distanza e invia una coalizione di destra a fare il lavoro sporco".

Rafforzati dalla pressione internazionale sul governo, gli avversari di Maduro protesteranno oggi per mettere in guardia il presidente contro ogni "avventura golpista". Dopo un periodo di letargo in cui, secondo i sondaggi, ha perso consenso per aver fallito il dialogo con il governo, l'opposizione tornera' nelle strade per chiedere il rispetto dell'Assemblea ed elezioni per superare la grave crisi economia e politica che attanaglia il Paese, in piena recessione con l'inflazione al 700% e il calo del prezzo del petrolio che penalizza l'export. A partire da questo sabato "andremo a pianificare azioni di proteste, a suscitare un immenso movimento di pressione cittadina e di resistenza, ha detto il capo del blocco parlamentare, Stalin Gonzales. E i deputati si riuniranno in una piazza pubblica di Caracas per "ratificare che l'Assemblea rappresenta la volonta' cittadina".

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