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Esteri

 

John Kerry

Il segretario di Stato americano John Kerry e' giunto in mattinata a Mosca per la sua prima missione diplomatica in Russia, che si protrarra' fino a domani. Stando a quanto anticipato dal portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, il ministro degli Esteri Usa dovrebbe vedere gia' oggi Vladimir Putin. Il Cremlino non ha fornito dettagli sull'agenda, ma appare scontato che l'attenzione sara' concentrata sul dossier siriano, dopo i raid israeliani condannati da Mosca. Secondo quanto trapelato da fonti statunitensi riservate, Kerry cerchera' una "prova" dell'impegno russo nella ricerca di una soluzione politica alla crisi in Siria. Con ogni probabilita', l'emissario di Washington tentera' di convincere il Cremlino a sostenere, o quanto meno a non opporre il veto, a possibili nuove sanzioni Onu contro Damasco, qualora il presidente Bashar al-Assad non aprisse gli attesi negoziati con l'opposizione per una transizione politica. Mosca, insieme a Pechino, ha bloccato per tre volte in sede di Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite misure dirette contro il regime siriano, suo alleato di lungo corso. Gli Stati Uniti conterebbero di fare presa sul Cremlino con due nuovi argomenti: le prove dell'uso ripetuto di armi chimiche e il ventilato sostegno militare americano ai ribelli, con il conflitto entrato ormai nel suo terzo anno. Sempre a detta delle stesse fonti, gli Usa sarebbero pronti ad agire con o senza il sostegno russo, anche se un suo eventuale appoggio faciliterebbe lo sforzo di formare una coalizione internazionale per mettere fine a una guerra civile che ha mietuto finora oltre 70.000 vittime. Washington vede nelle sanzioni Onu uno strumento per spingere Assad a negoziare e vorrebbe che la Russia, la quale mantiene una base navale nel porto siriano di Tartus, interrompesse i contratti nel settore della difesa siglati con Assad, cosi' come ogni azione volta a rafforzarne la potenza militare.

Dal canto suo Mosca non accetta che le iniziative del Consiglio di Sicurezza siano rivolte esclusivamente contro il governo siriano senza tenere conto anche delle responsabilita' dei ribelli e vuole garanzie del fatto che non si verifichera' alcun intervento militare esterno. In un rinnovato impulso alla cooperazione, dopo la scoperta delle origini russe dei due presunti attentatori alla maratona di Boston, Putin e Barack Obama si sono detti pronti a "prendere tutte le misure necessarie per risolvere finalmente la questione siriana". La missione di Kerry e', comunque, in salita. Dalla questione del cosiddetto 'scudo anti-missile' in Europa orientale a quella del divieto delle adozioni fino alle nuove leggi russe sulle Ong finanziate dall'estero, i rapporti diplomatici tra i due Paesi rimangono tesi. Diversi analisti russi hanno affermato di non aspettarsi una svolta dalla visita del segretario di Stato Usa, ma non escludono che dopo il mandato di Hillary Clinton, segnato da forti frizioni, Kerry possa contribuire a una distensione. "Se parliamo dei reali problemi nelle relazioni bilaterali", ha spiegato Aleksei Makarin, vicepresidente del Centro di Tecnologie Politiche, "questi sono stati ereditati dai predecessori di Kerry, e per ora poco e' cambiato. Parlarsi e' sempre una cosa positiva", ha aggiunto Makarin, "ma la visita di Kerry sara' abbastanza difficile". Piu' ottimista il politologo Serghei Karaganov, secondo il quale "entrambe le parti sono consapevoli che la cooperazione e' necessaria, e Kerry a Mosca portera' un'agenda costruttiva". La visita del responsabile della diplomazia Usa in Russia segue quella, a meta' aprile, del consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente americano, Tom Donilon, il quale ha consegnato di persona a Putin un messaggio di Obama, con proposte per riavviare la collaborazione bilaterale. L'obiettivo e' preparare il terreno per l'incontro tra i due capi di Stato, che pare ormai imminente. Secondo fonti anonime a Mosca, potrebbe avvenire anche prima del vertice del G20, previsto a San Pietroburgo il prossimo settembre.

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