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Esteri
Wikileaks: gas, petrolio e clima. Spionaggio industriale Usa su Tokyo

E' il turno del Giappone. Gli Stati Uniti hanno spiato politici, banchieri e aziende nipponiche, tra cui il colosso Mitsubishi. E' quanto emerge da nuovi documenti riservati diffusi da Wikileaks che ha rivelato una lista di 35 obiettivi delle intercettazioni, effettuate dalla National Security Agency Usa. Tra le persone spiate dagli Stati Uniti non vi sarebbe il premier Shinzo Abe, ma membri del suo primo governo e delle istituzioni, tra cui il ministro del Commercio, Yoichi Miyazawa, e il governatore della Banca di Giappone, Haruhiko Kuroda.

Le nuove rivelazioni rischiano di incrinare i rapporti tra Washington e Tokyo che per il momento non ha rilasciato ancora nessuna dichiarazione sul tema. Lo spionaggio da parte della Nsa, secondo Wikileaks, risale al primo mandato di Abe, nel 2006. "Il rapporto dimostra l'invasività della sorveglianza americana nel governo giapponese e indica che l'intelligence ha raccolto e analizzato (informazioni) di numerosi ministri e funzionari del governo", ha sottolineato Wikileaks. "I documenti dimostrano la profonda conoscenza delle delibere interne del Giappone, su temi commerciali, nucleari e di politiche di cambiamenti climatici".

Le conversazioni mostrerebbero anche i dubbi dello stesso governo giapponese sull’opportunità o meno di informare gli americani, per evitare il depotenziamento di diverse strategie o di altri rapporti diplomatici. Un esempio? Dalle intercettazioni emerge la preoccupazione di rivelare agli alleati americani le misure pensate, nel 2007, dal primo ministro Shinzo Abe per un taglio delle emissioni entro il 2050, misure che gli americani potrebbero non gradire alla luce di precedenti in materia. Altre intercettazioni, tra il 2008 e il 2009, svelano anche i rapporti, non sempre cordialissimi, dovuti a motivi commerciali ma anche i tentativi per riparare alle tensioni: si va da problemi relativi alle importazioni ritardate alle tariffe commerciali.

Nella trascrizione, infatti, si racconta che "funzionari del ministero dell'Agricoltura, Foreste e Pesca del Giappone recentemente stavano cercando dei sistemi per prevenire un danno alle relazioni con gli Stati Uniti a causa della decisione del ministro di ritardare l'importazione delle ciliegie di origine statunitense, una decisione dettata dai politici e dagli agricoltori giapponesi". Per evitare problemi con il potente alleato, i funzionari di Tokyo valutavano che il ministro dell'Agricoltura avrebbe dovuto ammettere con Washington "attraverso canali non ufficiali, che la decisione è stata il prodotto di pressione politiche".

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