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Aminea, l'inno alla vita nei vini della cantina di Imma e Antonia Tortora

Subentrare in un’azienda come successore non è un fatto scontato. Soprattutto quando si è giovani e c’è la necessità di adottare una governance al passo con i tempi, puntando su competenze e relazioni condivise. Attrezzi principali per ripararsi dai rischi che il più delle volte, in tempi di globalizzazione e di recessione economica, potrebbero diventare anche traumatici. Ne sanno qualcosa Imma e Antonia Tortora, due sorelle determinate di Pagani, che hanno scelto di scrivere due anni fa il loro futuro poco lontane laddove dove sono nate e dall’azienda di famiglia mettendosi in proprio, investendo le conoscenze acquisite fin da ragazze in un’impresa vitivinicola con un proprio marchio, Aminea. E’ così che in un territorio tra i più vitati del Paese, Castelvetere in Irpinia, Imma, laureata in scienze enologiche, e Tonia, esperta amministrativa, hanno deciso di mettere a frutto l’esperienza maturata nella cantina di famiglia a Pagani in un sistema armonico che solo l’animo di sorelle permette di creare: quello di fare impresa insieme creando un proprio marchio di uve prodotte nelle aree a maggior vocazione: Montemarano, Luogosano, Lapio e Tufo. “Una intuizione maturata già nell’infanzia, quando io e mia sorella pigiavamo l’uva in cantina a Pagani con nostro padre, terza generazione di viticoltori dal 1890”, racconta Imma. “Poi la svolta, con l’acquisto di una piccola azienda a Castelvetere. Una passione ed una determinazione che ci hanno aiutate a renderla più funzionale e ad ingrandirla dotandola di bottaia, area per la vinificazione, una zona stoccaggio e all’esterno uno spazio per la spumantizzazione”.

Oggi Aminea è una realtà che sa distinguersi . Una distinzione dettata da vini riconoscibili, da una filosofia produttiva ben chiare, da una cantina che incarna non solo lo spirito dell’azienda, ma anche lo spirito dell’accoglienza. Imma e Antonia le idee le hanno ben chiare, sanno che vanno messe solo in pratica. La prima, appena si rientrerà nella fase di normalità, è quella di creare una sala di degustazione dove svolgere anche eventi. E poi andare oltre il confine regionale per virare verso l’estero. Un investimento che si rende necessario per ottimizzare il patrimonio varietale dell’azienda. “La nostra è una storia di amore, di famiglia, intrinsecamente legata alla terra che in Irpinia ancora si fa sentire con tutta la sua forza in un modo come solo le donne sanno fare”, dice Imma. Una storia d’amore verso il territorio che contraddistingue anche i vini: ognuno possiede nei propri nomi la vocazione viticola con  i profumi del posto: Sarracino, Calore, Tre Rupi e Monsignore, tre etichette che generano emozioni, che corrispondono agli elementi del territorio che influenzano la qualità delle uve e grazie ai quali il vino prende vita. E non è tutto. L’annata 2020 vedrà alla luce entro l’estate due nuove etichette, l’Irpinia Rosato e l’Irpinia Coda di Volpe. “Solo avvicinando il calice al naso sarà possibile sentire il loro profumo ed il loro aroma. Cantare l’ inno alla vita che prende forma nella sacralità del furore estatico”, commenta Imma.

 

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