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Food
Esperienze Gustose: anteprima dal territorio veronese

di Michele Pizzillo

 

Non poteva cominciare meglio la prima edizione di “Esperienze Gustose” ideata e curata di Paola Castellani, in programma a Verona nella quattrocentesca Villa La Mattarana (via Mattarana 32)  sino a domenica 8,  di cui Affaritaliani è media partner, partendo dalla scoperta di un territorio fantastico come quello della zona di produzione del vino Durello. In pratica l’avvallamento di un vulcano spento che ha creato un’area vocata per la coltura dell’uva, grazie al microclima che registra forti escursioni termiche e un terreno di tipo vulcanico che al vino aggiunge mineralità e propensione all’invecchiamento. Senza trascurare l’aspetto paesaggistico che è qualcosa di fantastico.

In quest’area i giovani creatori di  Veronagusto, Francesco Dellino e Marco Campolongo, insieme ad Antonella Bampa di Slow Food, hanno accompagnato i  partecipanti ad “Esperienze Gustose”, in un tour con lo scopo di socchiudere una porta su un mondo che potrebbe presto scomparire. Infatti, è stato possibile scoprire piccole produzioni artigianali fatte di tradizione e genuinità, da uomini che possono raccontare storie personali davvero straordinarie. Come Dario Gugole, che con i suoi sacrifici ha contribuito a salvare produzioni di eccezionali formaggi come il Monte Veronese di malga, fatto con latte di alpeggio. Ma anche altre varietà di formaggi e latticini freschi. Gugole oltre a spalancare le porte del suo caseificio artigianale di San Giovanni Ilarione, ha aperto una sorta di porta sulle fatiche degli allevatori veronesi di vacche e sui formaggi che si possono produrre dal latte di questi animali allevati allo stato brado.

L’altro appuntamento è stato nella bellissima cantina di Sandro de Bruno, a Montecchia di Crosara, dove Alessandra, che sovrintende all’accoglienza, e che accoglienza, intanto ha raccontato la bella storia della cantina che Sandro Tasoniero ha costruito in onore del padre Bruno e con l’impegno di fare vini secondo natura. Dice Sandro: “non siamo azienda biologica, però produciamo senza forzare la natura ed evitando l’uso di concimi chimici”. In più, questa azienda è una di quelle che ha permesso di “reinventare” il vino Durello, per lungo tempo ritenuto un prodotto di poco pregio. Ma da caparbio e intransigente viticoltore, Sandro è capace di estrarre l’anima dalle sue uve sia il Durello doc Monti Lessini che da “brutto anatroccolo” si è guadagnato un’identità di tutto rispetto, sia il Soave doc 2013, che propone almeno con un anno di ritardo perché allora raggiungono la giusta maturazione.

I vini di de Bruno sono stati accompagnati di altri straordinari prodotti di quella sorta di paniere dei “tesori a rischio di estinzione” che completano i presidi Slow Food di Verona. E, quindi, la Stortina Veronese prodotta dal salumificio Poltronieri di Nogara, nata in un retrobottega di salumeria e  diventata un must della gastronomia del Basso Veronese. Un prodotto conservato sotto lardo per mantenere il salame di piccole dimensioni fresco d’inverno. E, come ha ricordato Claudio Ricò, il nome deriva dalla forma leggermente ricurva che i salamini assumono appena insaccati.

E che dire del pero misso della Lessinia, di cui sono rimasti solo 200 alberi, soprattutto nell’alta Valpolicella tra i 500 e i 900 metri di altitudine, con la deliziosa Viviana Fasoli di Cerna Sant’Anna d’Alfaedo, che stata capace di emozionare chi ascoltava il racconto di come la sua famiglia ha tutelato l’albero e, nello stesso tempo, ha coinvolto altri agricoltori a fare lo stesso. Oltre che consumato come frutta, dal pero misso si producono ottimi dolci, marmellate, succhi, distillati, sidro. 
Nonché il CroccainBocca, lo snack salato di produzione artigianale e cotto al forno. A San Giovanni Lupatoto lo produce il Panificio Dalla Val e che per la sua originalità e qualità, al recente Sol&Agrifood, ha ottenuto il premio “Golosario 2016” come miglior prodotto da forno.

Infine, il melo decio di Belfiore che probabilmente risale all’epoca romana visto che il suo nome decio, in realtà deriva da Ezio, generale romano che sbarcò ad Adria e combattè a Padova contro Attila. Quindi, è la più antica mela d’Italia che clon la sua croccantezza e il suo profumo, permettono alla Gastronomia Damoli di Stefano Alberti di produrre mostarde e marmellate uniche. Un melo talmente profumato che, nel passato, alcuni frutti erano usati per dare un buon odore ad armadi, cassetti e guardaroba. 
E, poi, c’è il kit preparato dai giovani di Veronagusto (www.veronagusto.it) che è un po’ il punto di incontro tra storia e gusto e dove l’arch. Campolongo, da bravo designer, ha stilizzato le etichette “ricomprami” comprendendo tutti i prodotti che rientrano nei presidi Slow Food. Tanto che lo stesso design trasforma questa semplice scatola di cartone in un ponte culturale tra arte, storia e cibo. 

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