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Clima, accordo a Lima. Ma gli ambientalisti: "Risultato deludente"

A Lima 190 nazioni hanno raggiunto un accordo definito storico sulle strada da premere per contrastare il cambiamento climatico. L'accordo prevede una una serie di azioni che dovranno pero' essere decise a Parigi nel 2015 e indica nella prima meta' del prossimo anno la scadenza entro la quale i paesi dovranno definire i proprio piani nazionali di tagli alle emissioni di gas.

Nella capitale peruviana e' stati messo a punto il format dei negoziati che si terranno fino al raggiungimento di un accordo a Parigi nel dicembre del prossimo anno. Vengono, insomma, messe le fondamenta per quello che, si spera, sara' la piu' ambiziosa intesa della storia sul cambiamento climatico, il cui obiettivo e' limitare il riscaldamento globale a non piu' di due gradi centigradi.

I VERDI: "DOCUMENTO DELUDENTE" - "La Conferenza delle Parti ONU sui cambiamenti climatici si è conclusa con la stesura di un documento assai deludente, con impegni, vincoli e scadenze per nulla stringenti: il percorso verso il vertice COP21 di Parigi 2015 è ora ancora più difficile e quanto mai incerto". Lo dichiarano i coportavoce dei Verdi Luana Zanella e Angelo Bonelli che aggiungono: "A fronte di una dichiarata consapevolezza dei governi di tutti i paesi del mondo della necessità di contenere entro i due gradi l’aumento della temperatura del pianeta, il cambio di passo necessario per imprimere un nuovo orientamento alle politiche ambientali globali non c’è, né l’Europa, che dovrebbe e potrebbe essere potenza leader nella lotta al cambiamento climatico ha giocato il ruolo di traino che le competerebbe”. "In presenza di movimenti sociali, ambientalisti, e dei popoli indigeni che a Lima hanno rivendicato giustizia climatica, rispetto dei diritti e partecipazione alle scelte e al governo delle azioni concrete sui territori, la Conferenza si è espressa in modo assolutamente insufficiente rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas serra, dei finanziamenti necessari per sostenere i paesi più poveri ed esposti, indicati anche nel rapporto Ipcc. Le emissioni globali dovrebbero diminuire dal 40% al 70% tra il 2030 e 2050, fino al loro annullamento entro fine secolo, 336 miliardi in più dovrebbero essere investiti per un piano globale di riconversione ecologica dell’economia”. “Ancora una volta i governi si sono dimostrati non all’altezza dell’emergenza climatica che è una priorità planetaria sottovalutata e ignorata - cooncludono Bonelli e Zanella -. I Verdi in Italia, in Europa e nel mondo si batteranno ancora più convintamene perché il vertice di Parigi recuperi il tempo perduto e proceda con l’inversione di marcia indispensabile per tentare di salvare il pianeta e il futuro dell’umanità".

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SLOW FOOD: "UN'OCCASIONE PERSA" - "Riunire le delegazioni di 195 Paesi per discutere di clima e uscire dopo due settimane con un documento debolissimo che rinvia l'appuntamento a Parigi 2015 vuol dire aver perso un'occasione adesso, rimandando di un ulteriore anno interventi tardivi gia' decenni fa". E' questo il commento di Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, alla conferenza Onu di Lima sui cambiamenti climatici (Cop20) che dopo giorni di dibattito si e' conclusa ieri. "I Paesi industrializzati devono assumersi le proprie responsabilita' e accettare il maggior peso derivante dalla riduzione di gas serra a disposizione, accompagnando le industrie del Sud del mondo in una crescita sostenibile", continua Pascale. "Tuttavia voglio concludere con un messaggio positivo, auspicando che si arrivi a Parigi 2015 - conclude - con un accordo che non sia il frutto di un compromesso ma che impegni i Paesi a prendere provvedimenti davvero seri e quantificabili".

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