ANBI, siccità e crisi climatica minacciano l’economia delle mele: in Val Venosta oltre 2mila ettari con irrigazione a goccia
La siccità mette sotto pressione l’economia delle mele in Alto Adige, ma dalla Val Venosta arriva una risposta concreta: oltre 2.000 ettari di terreni agricoli sono stati dotati di nuovi impianti irrigui a goccia per ridurre i consumi d’acqua e rendere più resilienti le coltivazioni nei periodi di caldo prolungato. I lavori sono stati realizzati dal Consorzio di bonifica Val Venosta grazie a finanziamenti nazionali e locali e portano a 3.600 gli ettari efficientati su un totale di 8.600. L’obiettivo è garantire un utilizzo più sostenibile della risorsa idrica senza compromettere i raccolti di uno dei comparti agricoli più rappresentativi del territorio.
A sottolineare il valore dell’intervento è Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, secondo cui quanto sta accadendo in Alto Adige rappresenta “un invidiabile esempio di coesione sociale” in un’area dove l’acqua significa non soltanto agricoltura, ma anche ambiente, paesaggio ed energia. Allo stesso tempo, per Gargano, la situazione conferma la gravità della crisi climatica, che vede anche le Alpi Orientali tra le aree maggiormente esposte al rischio idrico. L’innovazione degli impianti punta soprattutto a ottimizzare la distribuzione dell’acqua, riducendo gli sprechi e rendendo l’irrigazione più efficace nei momenti di maggiore stress per le colture.
Il presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, ha evidenziato come la gestione dell’acqua sia già oggi una delle questioni centrali per il territorio. “Il clima sta cambiando, i periodi vegetativi si modificano ed anche qui fa sempre più caldo e c’è maggiore siccità”, ha spiegato Kompatscher, sottolineando come l’esperienza della Val Venosta dimostri la possibilità di conciliare esigenze diverse. Da una parte c’è la necessità di garantire l’approvvigionamento idrico e ridurre i consumi, dall’altra quella di proteggere l’ambiente e assicurare portate residue adeguate nei corsi d’acqua. Nel mezzo resta la sostenibilità economica delle aziende agricole, che devono poter continuare a produrre e garantire reddito.
Anche l’assessore provinciale all’Agricoltura, Luis Walcher, ha ribadito la necessità di sviluppare sistemi irrigui più moderni e orientati al futuro. “Abbiamo bisogno di un’irrigazione adeguata al fabbisogno ed orientata al futuro in tutto l’Alto Adige per poter continuare a coltivare i campi”, ha dichiarato, indicando la Val Venosta come un modello da cui partire. Il Consorzio di bonifica opera sul territorio da oltre 60 anni e gestisce oggi 80 impianti irrigui e circa 100 chilometri di canali per il drenaggio. Negli ultimi anni è cresciuta anche la necessità di rafforzare l’irrigazione antigelo, a causa delle gelate primaverili.
Per il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, l’intervento ha anche una funzione sociale e territoriale. “È questa una risposta concreta all’obiettivo di mantenere vitali le comunità dei piccoli centri nelle valli”, ha spiegato, ricordando che la permanenza delle attività agricole contribuisce anche alla manutenzione del territorio e alla sicurezza idrogeologica. Il tema, però, riguarda soprattutto ciò che accadrà dopo il PNRR. “Esauriti i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, bisogna avviare la programmazione di nuove infrastrutture per l’adattamento alla crisi climatica”, ha avvertito Vincenzi. Secondo il presidente di ANBI, per affrontare davvero il problema delle risorse idriche servirà una maggiore coesione politica, capace sia di trovare nuovi finanziamenti sia di velocizzare gli iter autorizzativi. “Altrimenti si inaugurano opere già vecchie”, ha concluso. La Val Venosta diventa così un banco di prova per un tema destinato ad assumere un peso crescente: riuscire a proteggere produzione agricola, disponibilità d’acqua e tenuta delle comunità locali in un clima sempre più caldo e siccitoso.


