Osservatorio ANBI: l’emergenza idrogeologica è già scritta nei dati, senza prevenzione il Paese resta fragile - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 10:40

Osservatorio ANBI: l’emergenza idrogeologica è già scritta nei dati, senza prevenzione il Paese resta fragile

Vincenzi (ANBI): "La sicurezza idrogeologica è la condizione primaria per qualsiasi ipotesi di sviluppo del Paese"

di Redazione Corporate

Osservatorio ANBI: dalla crisi climatica alla fragilità del territorio, i dati confermano l’urgenza di un piano di manutenzione nazionale

L’emergenza idrogeologica in Italia non è una fatalità, ma una conseguenza annunciata. A dirlo, ancora una volta, sono i numeri raccolti dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che fotografano un Paese strutturalmente vulnerabile e sempre meno preparato all’estremizzazione dei fenomeni meteorologici legati alla crisi climatica.

"Quante Niscemi dovranno accadere prima di una presa di coscienza collettiva?" si chiede Francesco Vincenzi, presidente di ANBI, commentando il dramma che ha colpito la cittadina siciliana, dove una faglia di quattro chilometri sta letteralmente inghiottendo parte dell’abitato dopo il passaggio del ciclone Harry. Un evento simbolo di una fragilità diffusa: secondo Ispra, il 9,5% del territorio nazionale è a rischio elevato o molto elevato di frana.

I dati parlano chiaro. Dei circa 900mila fenomeni franosi censiti in Europa, oltre 636mila – più del 65% – si trovano in Italia, interessando un’area pari a 25mila chilometri quadrati, l’8,3% del territorio nazionale. Negli ultimi trent’anni si contano almeno 13 eventi di particolare gravità, dalla Versilia a Sarno, dalle Cinque Terre alla Sicilia, fino ai più recenti episodi sulle Alpi e sull’Appennino. Dal 1974 al 2023 le frane hanno causato 1.060 vittime, 10 dispersi, oltre 1.400 feriti e quasi 139mila sfollati. Oggi circa 8 milioni di italiani vivono in aree a rischio idrogeologico.

"La sicurezza idrogeologica è la condizione primaria per qualsiasi ipotesi di sviluppo del Paese", sottolinea Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Un concetto che si scontra con la realtà di un territorio per il 75% collinare o montano, morfologicamente fragile e reso ancora più vulnerabile dall’espansione urbana spesso avvenuta in aree a rischio e dall’abbandono delle zone interne. "Affermare una vera cultura della prevenzione civile è il salto culturale che dobbiamo compiere come comunità", aggiunge Gargano.

Il quadro climatico non aiuta. La contrapposizione tra l’ondata di gelo che sta interessando l’Europa centro-orientale e le temperature insolitamente miti del Mediterraneo, con acque marine fino a due gradi sopra la media, alimenta il rischio di nuovi eventi estremi, come quelli che nelle ultime settimane hanno colpito il Sud Italia. Nubifragi e trombe marine stanno già interessando diverse regioni tirreniche.

Sul fronte delle risorse idriche, la situazione resta disomogenea. Al Nord, i grandi laghi mostrano andamenti contrastanti: il lago di Como è in calo, il Sebino resta sotto la media stagionale, mentre Verbano e Garda presentano livelli superiori alla norma. Le portate del Po sono in crescita ma ancora lontane dai valori storici. In Lombardia pesa il deficit di riserva idrica, aggravato dalla scarsità di neve in quota, con un calo del 61% dello Snow Water Equivalent.

Al Centro e al Sud si registrano segnali più incoraggianti, grazie alle precipitazioni delle ultime settimane, con incrementi delle portate fluviali e dei livelli dei laghi, dal Lazio alla Campania. In Basilicata gli invasi hanno recuperato oltre 117 milioni di metri cubi d’acqua in due mesi, pur restando sotto i livelli del 2025, mentre in Puglia e Sardegna si registrano aumenti significativi, tanto da rendere necessari rilasci controllati dagli invasi.

"Speriamo di non doverci pentire, nei mesi caldi, di aver dovuto lasciar scorrere in mare una risorsa così preziosa", conclude Gargano. Un monito che rafforza l’appello lanciato da ANBI: un piano straordinario di manutenzione del territorio non è più rinviabile. È la prima grande opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno, perché senza sicurezza idrogeologica non può esserci né coesione sociale né sviluppo.