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Lavoro
Il Jobs Act e le integrazioni salariali
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E’ stato pubblicato in GU il decreto con il quale il Governo ha nuovamente messo mano alla disciplina degli ammortizzatori sociali, estendendo la fruizione del trattamento di cassa integrazione all’apprendistato professionalizzante, determinando, da un lato la proroga del termine di scadenza del periodo formativo dedotto in contratto per il periodo corrispondente alla riduzione dell’attività lavorativa, dall’altro una  variazione in aumento della contribuzione ordinaria.

A tal proposito il decreto chiarisce che il contributo dovuto per la copertura contributiva delle integrazioni salariali in favore degli apprendisti non rientra nell’agevolazione dello sgravio totale, prevista per questa categoria di lavoratori dalla legge n. 183/2011. Il decreto prevede un meccanismo di responsabilizzazione delle imprese attraverso l’introduzione di una contribuzione aggiuntiva che graverà sulle imprese che ricorreranno all’integrazione salariale. Il decreto, infatti, introduce un contributo addizionale “in caso d’uso” con le seguenti aliquote:

-                     9% della retribuzione persa per i periodi di CIGO, CIGS e contratti di solidarietà sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile;

-                     12% sino a due anni di utilizzo nel quinquennio mobile;

-                     15% sino a tre anni di utilizzo nel quinquennio mobile.

Il contributo addizionale, però, non è dovuto nei casi di eventi oggettivamente non evitabili.

A fronte di questo incremento progressivo del contributo addizionale, viene introdotta per la CIGO una riduzione generalizzata, pari a circa il 10%, sul contributo ordinario pagato dal datore di lavoro per ciascun lavoratore.

L’aliquota del contributo ordinario pagato da tutte le imprese indipendentemente dall’utilizzo della cassa passa, quindi, dall'1,90% all'1,70% della retribuzione per le imprese fino a 50 dipendenti; dal 2,20% al 2% per quelle sopra i 50; dal 5,20% al 4,70% per l'edilizia.

Ai fini del calcolo del limite dimensionale di riferimento, occorre considerare il numero medio dei dipendenti in forza nell’anno precedente, inclusi i lavoratori a domicilio e gli apprendisti. Il datore di lavoro è tenuto a comunicare all’INPS eventuali modificazioni che influiscano sull’obbligo contributivo. Tutte le informazioni sulla materia sono reperibili presso i Consulenti del Lavoro.

   

 

 

 

 

 

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