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Libri & Editori
Editoria, Social Responsibility e Recovery Plan: intervista a Antonio Delfino

L’importanza data da investitori e consumatori alla Social Responsibility è in costante crescita, soprattutto dopo gli effetti socio-economici che la pandemia da coronavirus ha provocato nell’ultimo anno. Per le case editrici, luoghi di “produzione” di cultura e informazione, contribuire al benessere non solo proprio ma dell’intera società si sta rivelando un obiettivo sempre più rilevante.

Ne abbiamo parlato con Antonio Delfino, direttore comunicazioni e relazioni istituzionali di Giuffrè Francis Lefebvre, uno dei maggiori attori italiani nel campo dell’editoria professionale.

Nato dalla fusione, nel 2018, dello storico Giuffrè Editore e di Memento Francis Lefebvre, è parte del gruppo internazionale Lefebvre Sarrut, attivo in tutta Europa, con base a Parigi ma presente in 8 paesi con oltre 2.600 dipendenti, in Italia con 230.

Una realtà solida…

Siamo il secondo player europeo dell’editoria professionale, il quarto nel mondo.

E tuttavia anche voi avete dovuto fare i conti con un anno di Covid. Qual è il vostro bilancio?

Come ogni realtà aziendale, Gfl è stata impattata, almeno nella parte iniziale, dalla pandemia, quindi ha dovuto modificare in fretta tutta la sua organizzazione di lavoro: per esempio, siamo passati da una realtà produttiva in presenza a una in remoto nello spazio di due settimane. A risentirne di più nella prima fase in particolare è stata la classica produzione cartacea, perché la chiusura delle librerie in tutta Italia ha messo in ginocchio l’intero sistema distributivo. Nella seconda metà dell’anno abbiamo recuperato, mentre la produzione di realtà digitali, banche dati, portali tematici per professionisti e software paradossalmente ha ricevuto una spinta, e oggi rappresenta oltre il 60% del nostro fatturato globale.

I dati Aie mostrano che a soffrire di più sono state le case editrici più settoriali. Credete che le istituzioni abbiano fatto abbastanza per supportare l’editoria?

Quello dell’editoria in genere è un mondo storicamente non supportato dalle istituzioni come dovrebbe essere, i finanziamenti sono ridotti, diretti soprattutto a quotidiani e periodici, mentre le aziende di editoria specializzata e professionale in genere camminano già con le proprie gambe, con i propri investimenti. Sicuramente abbiamo delle aspettative per quanto riguarda i finanziamenti del recovery fund, che consideriamo una grandissima opportunità non solo per il paese ma anche per il nostro settore, in particolare per il cosiddetto “piano editoria 5.0” che vede coinvolta l’intera filiera editoriale, il capitale umano in modo particolare, investimenti su strumenti  e formazione professionale, riqualificazione delle risorse over 45/50… Siamo in contatto con l’attuale uscente sottosegretario all’editoria Martella, sia direttamente, sia attraverso le associazioni di categoria a cui facciamo riferimento, in modo particolare l’Aie, in cui siamo presenti nel consiglio nazionale, e l’Uspi, Unione stampa periodica italiana, di cui il sottoscritto è vicepresidente nazionale.

A dimostrazione che il dialogo con le istituzioni è importante…

Il dialogo con le istituzioni per ogni casa editrice, soprattutto di un certo peso, è indispensabile, a maggior ragione per le realtà storiche come la nostra che hanno una tradizione di quasi un secolo in cui hanno creato e continuano a creare cultura. Quindi abbiamo anche una funzione sociale, a beneficio della crescita culturale del paese, che è stato sempre uno dei più grandi valori di Giuffré Francis Lefebvre.

E dimostra l’importanza di curare la social responsibility.

Certo, è fondamentale. In Gfl, io dirigo l’area relazioni e comunicazioni istituzionali che ha una direzione centrale, faccio capo direttamente all’amministratore delegato e al direttore generale, e ho uno staff di persone con cui collaboriamo direttamente con gli uffici stampa e non solo, perché il dialogo è fondamentale, anche all’interno dell’azienda stessa. Ci rivolgiamo principalmente al mercato, non possiamo prescindere dalla comunicazione.

Vi rivolgete al mercato ma avete anche una certa funzione istituzionale, per esempio molti vostri autori sono o sono stati rappresentanti delle istituzioni.

Sì, per noi chiaramente è un fiore all’occhiello, e il rapporto con le istituzioni va di pari passo con i nostri autori. Gfl è considerata da sempre dalla comunità scientifica una casa editrice istituzionale, e i nostri autori più prestigiosi hanno ricoperto nel tempo incarichi di primissimo piano nelle istituzioni del paese. Senza voler fare torto a chi non citerò, posso nominare Giovanni Conso, che è stato ministro della Giustizia, Sabino Cassese, giudice della Corte costituzionale e ministro della Pubblica amministrazione, Giuliano Vassalli, presidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia, Giorgio Lattanzi, presidente della Corte costituzionale, fino a Giuseppe Conte, che come autore è nato con la nostra casa editrice e ha lavorato con noi fino a un mese prima di diventare presidente del Consiglio. Aver offerto a queste menti la possibilità di divulgare il loro sapere, non solo tra gli addetti ai lavori, fa di Gfl un punto di riferimento culturale e un centro di dibattito istituzionale elevato.

Da un punto di vista più “concreto”, invece, quali iniziative portate avanti?

Lavoriamo molto sull’attività di convegnistica a molti livelli, ma siamo impegnati tutti i giorni nel dialogo con la presidenza del Consiglio, con i ministeri competenti, con tutte le autority e le maggiori organizzazioni nazionali di editoria, non solo a tutela dei nostri interessi. Un esempio è la lotta alla pirateria, che produce dei danni incalcolabili a tutta la catena editoriale, e mi riferisco sia a quella di tipo tradizionale, come le classiche fotocopie, che minaccia diversi mercati, sia alla pirateria come fenomeno più pervasivo, quella elettronica, in rete. Per esempio sono dati pubblici che il mancato fatturato che la pirateria sottrae ogni anno è di mezzo miliardo di euro, il 25% di tutto il mercato librario. Per il paese sono mancati introiti fiscali, nell’ordine di oltre 200 milioni ogni anno, ma per la filiera editoriale poi si traducono in mancanza di posti di lavori, 3500, è stato calcolato, quelli che vengono persi per colpa della pirateria.

Parliamo invece del confine tra servizio pubblico e iniziativa imprenditoriale.

È uno dei punti più dolenti, più difficili da affrontare, perché come per ogni azienda, quando lo stato tende a sostituirsi alle imprese nell’offrire un servizio, non in sua assenza ma quando viene già offerto dalle imprese, il rischio non è solo quello di procurare un danno di economico e occupazionale, ma anche di stravolgere le regole del mercato, in questo caso, diciamo, non più a livello di concorrenza ma di prevaricazione. Tra i tanti casi ne cito uno, quello che ci ha procurato più preoccupazione: la costituzione della banca dati statale Normattiva. È un servizio che fornisce ai cittadini la legislazione vigente, quindi non quella storica che è già consultabile pubblicamente tramite la Gazzetta Ufficiale, realizzandola con un vero e proprio processo redazionale che rischia di vanificare il lavoro fatto per anni dalla nostra casa editrice, e non solo, mettendo a rischio un grande prodotto che è sul mercato da quasi 40 anni, il DeJure, e rappresenta oggi la maggiore banca dati di legislazione e giurisprudenza, quella più venduta. Abbiamo rischiato gravi danni. Per fortuna, con il network di informazioni che gravita intorno a questo prodotto lo abbiamo messo in salvo, ma il rischio era elevato e la possibilità che si ripresenti in futuro una situazione simile ci preoccupa.

E quindi come vi state muovendo per evitare questo rischio?

La risposta è sempre la stessa: il dialogo. Mantenere il contatto e il confronto con le istituzioni, rappresentare le nostre peculiarità, portare avanti le nostre istanze, non solo aziendali ma anche di categoria.

Antonio Delfino
Antonio Delfino, Direttore comunicazioni e relazioni istituzionali di Giuffrè Francis Lefebvre

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