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Libri & Editori
Dario Fo in libreria. E ad Affari: "Voglio tenere in Italia l'Archivio"

E' un evento, per l'Italia e forse per l'intero mondo della cultura. Dopo anni di attesa il "Nuovo manuale minimo dell’attore" di Dario Fo e Franca Rame vede la luce e arriva nelle librerie per Chiarelettere. Viene così mantenuta la promessa fatta dai due attori a chi attendeva la seconda puntata di "Manuale minimo dell’attore", pubblicato nel 1987. In questa opera dal titolo apparentemente molto tecnico, sono in realtà contenute testimonianze e ricordi inediti della vita personale e professionale della coppia Fo-Rame. In queste pagine c’è l’Italia degli anni del dopoguerra e degli anni Settanta, dilaniata dal terrorismo però spinta da una fortissima tensione ideale, motore di tutte le commedie che Franca e Dario portavano in scena nei teatri di periferia di tutt’Italia con successo. Loro che a un certo punto erano stati espulsi dai teatri stabili, dalla radio e dalla televisione. Sono raccontati gli incontri e la collaborazione con Beckett, Strehler, Abbado, Sartre, la prima di Mistero buffo a Parigi con un grammelot reinventato alla francese, le provocazioni in sala con gli attori sparsi tra il pubblico stupito e incredulo, i trucchi e i suggerimenti di Franca quando viene a mancare la battuta, le trovate sceniche di allestimenti di spettacoli che portavano sul palco l’attualità evitando il didascalismo e l’ovvio. Infine, il viaggio in Cina e la scoperta di quel teatro e delle contraddizioni di quella società. Nel Manuale sono narrate anche vicende incredibili, come la volta in cui uno spettatore morì davvero dal ridere. Dario Fo racconta ad affaritaliani.it i particolari di questo lavoro, ma non solo. Parla dell'Italia di oggi e della polemica sulla scelta di donare il suo archivio all'Accademia di Svezia...


Dopo anni di attesa finalmente è stato pubblicato il nuovo manuale... Quale messaggio vuole portare agli attori di oggi?
Prima di tutto devo ricordare che la prima stesura del manuale minimo dell'attore è iniziata nel 1986 negli U.S.A, dopo anni in cui il governo americano ci rifiutava il visto d'ingresso in quel paese. Si può dire che ogni giorno oltre i vari debutti nelle più importanti città degli Stati Uniti, da Boston a New York, fino a Washington e San Francisco, io e Franca tenevamo vere e proprie lezioni nelle varie università sul mestiere dell'attore, soprattutto si parlava delle origini della commedia dell'arte, a cominciare dal medioevo fino al rinascimento e quindi risalire fino ai tempi nostri. Il tema principale del nostro teatro era porre l'attenzione sulla cultura popolare, a partire dal canto satirico e grottesco, per giungere alla poesia dei giullari che fin dal XIII secolo vivevano sotto il controllo spietato dei signori, a partire dall'imperatore. Il trattare delle difficoltà antiche in cui si trovavano le compagnie popolari nel medioevo e oltre ci serviva per discorrere e informare gli studenti che numerosi partecipavano alle nostre lezioni, sulla situazione dell'attualità e della nuova repressione del potere sulla libertà d'espressione. Il nuovo manuale minimo dell'attore non fa altro che riprendere il tema delle difficoltà che ancora oggi, dopo 28 anni di distanza, giovani attori e nuove compagnie si trovano sulla loro strada.

Tanti racconti, gli incontri, le esperienze... quale ricordo contenuto la emoziona di più?
È ovvio che il trattare dei fatti che si susseguivano in quegli anni, tragici e grotteschi, che abbiamo vissuto dalla nascita dei movimenti studenteschi, alle stragi di stato, ci ha imposto di rivivere momenti sconvolgenti della nostra storia. È in quel tempo che con Franca e il nostro gruppo decidemmo di  abbandonare il cosiddetto "teatro borghese" per fondare una nuova compagnia che si rivolgesse al pubblico degli operai, dei contadini e degli studenti in rivolta. E naturalmente, cambiando d'acchito il pubblico che ci veniva ad ascoltare, eravamo costretti anche a capovolgere completamente temi e argomenti. Il nostro nuovo committente non era più la borghesia cosiddetta illuminata, ma la classe operaia e gli sfruttati. Costoro ci dettavano, attraverso i dibattiti che si svolgevano ad ogni fine spettacolo, i temi che dovevamo mettere in scena: la storia delle lotte contro le egemonie del capitale, i morti sul lavoro, la cultura e la verità sociale e politica davanti a una società che faceva della disinformazione la chiave di volta del potere assoluto.

Franca vive in ogni riga, è un regalo anche per lei questa pubblicazione?
Più che un regalo è un modo di esserle riconoscente per lo slancio e la passione  con cui ha messo in campo tutte le nuove idee di libertà e giustizia che ogni cittadino coerente era conscio di dover sostenere e portare al compimento.

Ha fatto discutere la sua scelta di donare il suo archivio all'Accademia di Svezia, che cosa vorrebbe rispondere a chi si chiede i motivi di tale scelta?
L'idea di creare un archivio del nostro lavoro di più di 60 anni di teatro è venuta a Franca fin dai primi anni del nostro impegno. All'inizio si è trattato di raccogliere documenti e testimonianze di nostri interventi, sia in Italia che all'estero. La quantità del materiale cresceva a dismisura, al punto che oggi ci troviamo con una specie di hangar, in Umbria, alla Libera Università di Alcatraz diretta da mio figlio Jacopo, ricolmo di documenti, testi originali, dipinti di scenografie e costumi, nonché di abiti originali e fondali di 10x6 metri, tutti raccolti in ordine matematico. A questo materiale bisogna aggiungere le riprese televisive e i filmati, non solo eseguiti in Italia ma in tutti i paesi dov'è andato in scena un nostro lavoro, che sono ormai più di cinquanta nel mondo intero. Abbiamo offerto al governo italiano, in varie occasioni, di gestire in prima persona tutte queste opere e i vari progetti, nonché gli spartiti musicali e le registrazioni di commedie e opere musicali e gli interpellati si sono detti sempre molto entusiasti all'idea che lo stato italiano si facesse carico di una simile raccolta culturale, ma senza offrire una definizione sicura. Oggi, finalmente, pare si sia sulla strada giusta. Il ministero dei beni culturali italiano ha offerto di sistemare l'intera raccolta negli archivi di stato a Verona, nella sede appena restaurata dei grandi magazzini generali. Allo stesso tempo, da parte di un ente culturale svedese ci è giunta la proposta di accogliere l'intera collezione nel proprio paese e tradurla in un museo, ma tutto è rimasto su offerte non definitive e incompiute. È ovvio che il nostro primo interesse va a che tutta la raccolta resti in Italia. Vedremo come si svolgeranno nella realtà i fatti.

Com'è l'Italia di oggi, quella di Renzi? Persa? O è ottimista sul futuro politico e culturale del Paese? Lei è un mito anche per tanti ragazzi giovanissimi. Che consiglio vorrebbe dare ai giovani in generale e a quelli che vorrebbero intraprendere la strada del teatro?
Di certo, tornando al testo in questione (Nuovo manuale minimo) ci si rende conto che il bisogno impellente e irrinunciabile che i giovani di queste ultime generazioni hanno bisogno non sono sollecitazioni generiche alla concretezza e alla fiducia nelle promesse dei governanti, ma conoscere un passato abbastanza recente eppure sconosciuto, per poi tirare le somme del "che fare" e " a chi credere". Gramsci incarcerato fino alla sua morte nelle galere del fascismo diceva: "Non potremo mai sapere dove vogliamo andare se non conosciamo in profondità da dove veniamo". Abbiamo già accennato qualche riga più in su l'importanza del conoscere e del sapere. È un'importanza che ci permette di servirci della satira e del grottesco per far capire qual è la tecnica ipocrita messa in campo dai dirigenti mestieranti dei nostri governi, da almeno vent'anni a questa parte. Solo esaminandone la meccanica e l'intrappolamento possiamo poi, salendo su un palcoscenico o d'innanzi a una macchina da presa, rivolgerci con spirito completamente nuovo e sbellicate d'ironia ad un pubblico che i nostri governanti hanno scientemente anestetizzato, reso in trance.

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dario fomanualechiarelettere
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