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L’Italia protagonista del nuovo romanzo di Del Giudice. Intervista

Dopo “La Pasqua bassaAntonio Del Giudice porta il libreria “Buonasera, dottor Nisticò” (Edizioni Noubs, pagine 140, euro 12,00). Il romanzo racconta ascesa e caduta di un uomo di successo. Travolto da uno scandalo per una “mazzetta”, l’amministratore delegato della maggior banca cittadina Nisticò si dimette dalla carica e vede crollare di colpo il suo mondo di agio e privilegi.
 
Il giornalista Antonio Del Giudice, nato ad Andria nel 1949, offre uno straordinario ritratto del Meridione, regalando ai lettori sfumature e spunti di riflessioni unici. Ha vissuto a Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove attualmente abita. E la sua conoscenza dell’Italia si evince tutta dal romanzo senza farsi mancare allusioni alla situazione odierna.

Come nasce questo libro?
Il racconto nasce dall’osservazione della realtà, in vite vissute di uomini che ho conosciuto. L’ho ancorato all’esempio di un banchiere sbalzato di sella, un esempio comune ai giorni nostri. Ma avrei potuto metterci un politico o un dirigente di azienda. Il resto è fantasia, o meglio  e’ recupero fantasioso di sentimenti che conosco, che un po’ tutti conoscono dopo i sessant’anni.

Chi è il dottor Nistico’ e che cosa rappresenta?
Nistico’ è quello che si può definire un uomo che si è fatto da solo. Origini umili, riscatta il suo stato sociale di partenza e approda nella classe dirigente della sua città. La morale dei suoi genitori è messa in sonno, il sentimento religioso anche. Non sostituisce tutto ciò con un’etica laica civile, si immerge negli intrighi e nuota nel compromesso. Diventa riccastro e uomo di potere. Ecco, si convince che può governare danaro e potere, che può osare e diventare intoccabile. Cede alla tentazione consapevolmente. Entra nella cerchia di corrotti e corruttori che pur disprezza. Nulla può più sfuggirgli: la casa da ricco, le donne, il sesso rapace, soldi a fiumi per i figli. Il romanzo racconta il crollo di quest’uomo, il suo consapevole smarrimento, davanti alla perdita degli amici presunti, al rancore della moglie tante tradita, all’indifferenza dei figli, al ritorno dell’amante che minaccia nuovi scandali.

Si è ispirato a fatti reali?
Ho conosciuto molta umanità venuta dal nulla, che non è stata capace di gestire il potere, sia pure piccolo. Le umili origini, decantate nelle biografie di uomini illustri, sono state per molti una molla per emergere nella società, ma non per governare il potere. L’arte del potere si impara nascendo nelle famiglie giuste, nobili e borghesi, non nelle campagne povere. Le eccezioni sono davvero rare, e io descrivo la normalità non le eccezioni. L’ironia, che a Nistico’ non fa difetto, può aiutare a vedere le cose e a galleggiare, non basta a uscirne indenni.

Che relazione c’è con il romanzo precedente?
Il mio primo romanzo, “La Pasqua bassa”, era il racconto della civiltà contadina del Sud alle prese con le devastazioni della seconda guerra mondiale. Era la perdita del figlio per mano nazista, l’impazzimento del padre Peppino che segue il figlio nella tomba pochi mesi dopo. Era un omaggio alle donne del Sud che si erano fatte carico, anche fisicamente, della sopravvivenza delle famiglie. Era una storia capitata alla mia famiglia. L’avevo riletta con l’ingenuità di un bambino, come scrisse Ermanno Rea, l’avevo tirata fuori dai miei ricordi così come l’avevo conservata. Quale relazione col nuovo romanzo? Peppino non resiste alla perdita del figlio. Nistico’ vede i figli come l’unica ragione di riscatto, si aggrappa ai figli, che lo tollerano e neanche tanto…

Progetti per il futuro?
Sto lavorando a un progetto che avrà bisogno di tempo. Dopo i contadini poveri e maltrattati dalla storia e il sostanziale fallimento di una piccola borghesia inventata, sto ragionando sui nostri borghi che, una volta, erano accoglienti e quasi materni… Adesso non è più così. Vediamo se vien fuori una storia che si fa leggere. Vediamo…

Hai in mente un seguito a Nistico’?
No. Non credo che troverei un finale migliore. Quello che avevo da dire l’ho detto. E poi Nistico’ è un paradigma, una metafora, ognuno ci può mettere chi gli pare. Non gli mancheranno uomini che pensano e vivono come il mio banchiere, un cinico rimasto ingenuo, un mascalzone a metà.

 
“Buonasera, dottor Nistico’” Edizioni Noubs, pagine 140, euro 12,00