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Non solo nei castelli dello Yorkshire, anche il Ghetto di Roma è infestato da fantasmi

C’è chi giura di aver udito il suo pianto tra le rovine del Portico d’Ottavia, e chi è sicuro di averla vista nei vicoli bui del Ghetto. Il fantasma della regina Berenice fa concorrenza agli spettri inglesi, e non è la sola in città

Non solo nei castelli dello Yorkshire, anche il Ghetto di Roma è infestato da fantasmi

Pensate al rumore di catene, ai lamenti strazianti, agli scricchiolii di pavimenti nella notte fonda. No, non siamo a Whity Abbey, nel North Yorkshire, luogo che ispirò la penna di Bram Stoker, lo scrittore irlandese autore del romanzo Dracula. Non solo i freddi castelli britannici – pieni di spifferi e con le porte che cigolano – possono vantare storie di spettri che non trovano pace nell’al di là. Per gli incalliti cacciatori di fantasmi, di cavalieri senza testa che corrono a cavallo nei parchi irlandesi, di spiriti coperti da lenzuola che fluttuano nell’aria, anche la tradizione romana può offrire l’opportunità di indossare la tuta da ghostbuster per un giorno – anzi per una notte – e di mettersi a caccia.

Tra storia e leggenda

Non si manifesta come il re Enrico VII ad Hampton Court Palace, dove alcuni sostengono di aver udito le grida strazianti di una delle sue otto mogli Catherine Howard, giustiziata per tradimento nel 1542. La principessa Berenice, figlia del re Erode Agrippa I, ha tutt’altro aspetto e una storia differente. Si dice che appaia nel buio della notte tra le rovine del Portico d’Ottavia, l’iconico monumento del Ghetto ebraico di Roma. C’è che giura di averla vista vagare nell’area antica, tra il Teatro Marcello ed i vicoli stretti del quartiere che di giorno di popolano di turisti in fila indiana per acquistare la famosa torta di ricotta e visciole. Il fantasma di Berenice si dispera alla ricerca il suo amato perduto. Piange per l’amore impedito.

L’amore osteggiato che diventa immortale

La vicenda legata a Berenice è una storia come tante, di amori contrastati che diventano dramma. Durante la prima guerra giudaica, la giovane visse un amore travolgente con il generale romano Tito, figlio dell’imperatore Vespasiano. Il periodo storico è particolarmente difficile per gli ebrei: siamo nel 70 d.C. quando Gerusalemme venne assediata e depredata. Eppure, il sentimento dell’amore subì ostacoli: la loro intesa, infatti, portò Berenice a prendere la decisione di seguire Tito a Roma per sposarlo, senza tener conto di tutti gli impedimenti. No secco dal Senato e dal popolo romano, la libertà di amarsi per i due amanti divenne impossibile e Tito dovette rinunciare a Berenice per diventare imperatore. La giovane donna, affranta, non si dette pace fino alla sua morte. Oggi il suo spirito tormentato ricorda la potenza dell’amore osteggiato che diventa mito e dura per sempre.

Non solo nei castelli dello Yorkshire, anche il Ghetto di Roma è infestato da fantasmi
Il Pantheon di Roma, dove la notte del 29 luglio è stato avvisato il fantasma di re Umberto I di Savoia

Fantasmi capitolini

La storia di Berenice non è un caso isolato nella Capitale. Da quella drammatica di Beatrice Cenci, giustiziata nel 1599, che appare a Castel Sant’Angelo tenendo la sua testa tra le mani, a quella di Messalina, assetata di vendetta, che si aggira vicino al Colosseo. Tra i vari avvistamenti, quello più spettacolare si verificherebbe tra Ponte Sisto e Piazza Navona: si tratta di Donna Olimpia Maidalchini che ogni 7 aprile, nel pieno della notte, arriva su una carrozza infuocata con cavalli neri. Per i nostalgici della monarchia, anche Umberto I Savoia è entrato nella lista di apparizioni. La sua immagine – dicono – si mostra ogni 29 luglio accanto alla tomba reale dentro il Pantheon.