di Editor Insider
(l’autrice lavora da tanti anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
Cosa spinge editori grandi e piccoli a stampare milioni di libri ogni anno (179 milioni 607 mila) anche se le vendite continuano a diminuire (-6,8% primo trimestre 2014)? Queste sono le cifre impressionanti di un meccanismo diabolico che vede una smisurata immissione sul mercato di novità editoriali a fronte di un numero di lettori in continua diminuzione (siamo al 43% della popolazione di 6 anni in su).
Abbiamo sentito il ministro ai Beni e alle Attività Culturali, Dario Franceschini, entrato appieno nel suo ruolo, chiedere addirittura “risarcimento da parte della televisione che in questi anni ha fatto un grande danno alla lettura”. E non ha tutti i torti. Ma il dubbio resta, perché gli editori sono così folli da non volersi adeguare al trend negativo producendo un po’ meno, cercando così di limitare i danni? Semplicemente perché ogni casa editrice, dai colossi alle pulci, si reggono su veri e propri castelli di carta, un meccanismo per cui è diventato vitale far uscire tanti titoli al mese per andare a coprire il mare di rese che mensilmente i librai fanno per poter continuare a restare a galla.
La situazione ormai è tragica, il diritto di resa di cui godono i librai è diventata la spada di Damocle degli editori. Ma rinfreschiamo un attimo l’iter che intraprende un libro dalla sua pubblicazione per capire meglio questo contorto meccanismo.
Dal momento in cui si decide di uscire con una novità questa viene affidata ai promotori (sotto forma di scheda) che la propone ai buyer delle catene o ai librai indipendenti. Da questo giro vengono raccolte le prenotazioni su cui l’editore si basa per andare a stampare il libro. I libri prenotati vengono poi distribuiti ai punti vendita che li avevano richiesti e vengono fatturati all’editore che incasserà a una media di 150-180 e anche 210 giorni. Direi pienamente in linea con le direttive europee! Ma come se queste tempistiche al limite del sostenibile non bastassero, nel frattempo il libraio per ordinare le novità del mese successivo può rendere i libri rimasti invenduti.
La vita media di un titolo in libreria si è drasticamente ridotta perché il libraio, per combattere l’inarrestabile calo di vendite, compie sempre più delle “rese finanziarie” restituendo i libri invenduti per avere in cambio le novità del mese. A questo punto l’editore dovrebbe restituirgli il corrispondente, ma per evitare un esborso compensa rifornendo la libreria di nuovi titoli. Insomma, il sistema è in bilico su un precarissimo equilibrio per cui un editore che volesse diminuire la propria produzione si troverebbe a fatturare meno e a dover far fronte a una resa massacrante. Per darvi un’idea, per titolo pubblicato ormai la resa si aggira attorno al 50%.
Per questo motivo i grandi editori, o meglio gli editori grandi, sono avvantaggiati dal possedere promotori e librerie perché potendo avere un alto prenotato questo si traduce in grosso fatturato e alta visibilità (che dovrebbe avvantaggiare le vendite). Se poi al grosso prenotato consegue una grossa resa (i flop sono molto più frequenti dei best seller anche per gli editori grandi), vorrà dire che la successiva novità verrà prenotata altrettanto bene per “coprire” le rese e continuare a fatturare. E a proposito di grandi fatturati, grandi prenotati, grandi editori… un grande Gruppo per molti anni si è mangiato le mani per essersi fatto sfuggire il primo “Cotto e mangiato” della Parodi perché il manoscritto era stato inviato al piano sbagliato e non fatto arrivare sulla scrivania giusta! I libri poi pubblicati da Vallardi hanno sfiorato i due milioni di copie vendute… Che fanno sempre comodo.
