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Charlie Hebdo, 10 milioni per ripartire

Charlie Hebdo, 10 milioni per ripartire
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Cinque milioni di copie stampate ed esaurite. Il sostegno del governo francese, le donazioni di grandi gruppi internazionali e privati cittadini. E la moltiplicazione degli abbonamenti. Dopo la strage, il giornale satirico prova a rialzarsi

A dicembre aveva avuto introiti talmente bassi da non riuscire a pagare tutti gli stipendi. Oggi Charlie Hebdo prova a ripartire con una dote da oltre 10 milioni di euro. L’ultimo numero, il primo dopo la strage, è stato stampato in 5 milioni di copie, vendute a 3 euro. Introvabili. Dall’edicola sono arrivati 8 milioni. Quasi tutti andranno nelle casse della testata, grazie alla solidarietà di molti distributori, che hanno deciso di lavorare gratis per Charlie. Per dare le dimensioni del fenomeno, basta un dato: a dicembre il foglio satirico aveva venduto 28 mila copie.

Il numero di abbonamenti è esploso. Da meno di 7 mila a più di 120 mila. Un dato fondamentale perché darà linfa di medio termine al giornale. A questo si devono aggiungere i contributi delle imprese. Air France, che gode di una convenzione per acquistare Charlie Hebdo a un prezzo scontato, ha comprato 20 mila copie a prezzo pieno. Saranno distribuite sui voli della compagnia. 

Un fondo partecipato da Google per promuovere l’innovazione editoriale donerà 250 mila euro. Amazon e eBay non incasseranno le commissioni sui prodotti marchiati Charlie Hebdo. 

La fondazione Presse et pluralisme devolverà 1,2 milioni, frutto delle donazioni di 21 mila persone. E poi c’è il governo francese, che ha promesso un intervento d’urgenza da un milione.