A un anno dalla scomparsa di Santerini Affaritaliani.it lo ricorda così
di Angelo Maria Perrino
Saluto l’amico fraterno Giorgio, filosofo,bravo collega (splendido il suo libro sulla strage di Brescia, scritto con Achille Lega) e bravo sindacalista, sia da presidente della Lombarda che da segretario della Fnsi, con questa video-intervista fatta in una delle sue ultime uscite pubbliche, quando già era sofferente e mangiato dal tumore. Era venuto a trovarmi, rinnovandomi così il grande affetto e la grande stima che ci scambiavamo da trent’anni. E aveva accettato di raccontarsi come mai aveva fatto, rispondendo alle domande dei miei giovani redattori, tutti attenti, tutti colpiti dal carisma e dall’eloquio di quel collega alto quasi due metri e cosi profondo e penetrante nei suoi concetti, nei suoi giudizi, nei suoi consigli.
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Il destino ha voluto che Giorgio Santerini morisse il giorno dello sciopero del Corriere, il suo Corriere, quello che, come racconta nello straordinario testamento professionale e morale che ci aveva consegnato venendo qui nella redazine, lo aveva messo alla porta mortificandolo. E lui ne soffriva. Giorgio aveva ereditato da Walter Tobagi la guida della corrente di Stampa Democratica e soprattutto l’amore per un valore che oggi la categoria ha tralasciato o messo tra parentesi, l’autonomia. Dalla politica, dal potere, dal Palazzo. Pagandone un prezzo altissimo, in termini di rispetto e peso, ruolo e credibilità. Giorgio sapeva, ne avevamo parlato tante volte, che Affaritaliani.it è nato e vive proprio per sostenere quella bandiera, il valore dell’autonomia. Per questo ci volevamo bene. E per questo, nel dargli l’estremo saluto, sappiamo che la sua lezione continua.
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