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Antiterrorismo, sberla di Renzi ad Alfano. Stralciate le norme sull'accesso ai pc

Passo indietro del governo sul decreto anti-terrorismo. Il presidente del Consiglio ha chiesto e ottenuto lo stralcio dal ddl del passaggio che autorizzava le forze dell'ordine a frugare nelle e-mail e accedere “da remoto” nei computer degli utenti. L'ennesima sberla ad Angelino Alfano. Il ministro dell'Interno ci aveva messo la faccia, assicurando che “il decreto funzionerà” e che non avrebbe “ampliato il catalogo dei reati ma solo la capacità di intercettare i flussi comunicativi in uno scenario in cui ci sono scambi informatici tra terroristi molecolari”.

Dopo le polemiche, però, Renzi ha preteso che il tema venga affrontato in maniera più dettagliata, nel provvedimento sulle intercettazioni già in esame in Commissione.

Il decreto anti-terrorismo era stato varato lo scorso 10 febbraio, a un mese dagli attentati di Parigi. Allora però si era parlato di “oscuramento dei siti di Kamikaze” e di un inasprimento delle pene per i foreign fighters. Con la discussione parlamentare, però, è stata introdotta una sorpresa. Stefano Quintarelli, esponente di Scelta Civica, ha parlato di “scista”. Sta tutto in poche righe, che introducono una modifica al codice di procedura penale. L’articolo 266-bis, comma 1 prevede “l’intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi”. Il decreto aggiunge 25 parole: “Anche attraverso l’impiego di strumenti o di programmi informatici per l’acquisizione da remoto delle comunicazioni e dei dati presenti in un sistema informatico”. Cosa significa?

L'Italia avrebbe legalizzato l'uso, da parte dello Stato, di programmi informatici occulti capaci di intrufolarsi nei computer, leggerne il contenuto, carpirne la e-mail. Sarebbe il primo Paese europeo a introdurre una misura di questo tipo. Per trovare un provvedimento simile occorre andare negli Stati Uniti. Nel 2001, dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, George Bush figlio varò il Patriot Act. Una legge che ampliava i poteri d'intromissione di Cia, Fbi ed Nsa. Una legge dichiarata incostituzionale dalla Corte Suprema nel 2007.

Se il ddl fosse passato così come uscito dalla commissione Giustizia, il proprio materiale informatico sarebbe stato passibile di ispezioni, perquisizioni, intercettazioni, acquisizioni di documenti e dati personali. Anche in modo occulto. Con una “svista” ulteriore. Nel decreto non era menzionata esplicitamente la finalità antiterrorimo. In teoria, quindi, nonostante le rassicurazioni di Alfano sul “catalogo dei reati”, la polizia avrebbe potuto utilizzare i nuovi strumenti per indagini che con il terrorismo non hanno nulla a che fare. Ma adesso è già tempo di marcia indietro.

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