L’editore di La7 Urbano Cairo in aula sul caso Baiardo: “Mai ricevute pressioni, Non è l’Arena chiusa per motivi economici”
“Non ho mai aperto bocca su Baiardo o su altre vicende. La decisione di chiudere Non è l’Arena fu esclusivamente economica”. È quanto ha sostenuto Urbano Cairo, editore di La7, ascoltato come testimone nel processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, l’ex factotum dei fratelli Graviano imputato per calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti e per favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa.
Per quasi tre ore Cairo ha risposto alle domande della giudice Anna Favi e dei pubblici ministeri, interessati a chiarire le ragioni della chiusura del programma di Giletti nell’aprile del 2023. Lo stop arrivò mentre la trasmissione stava dedicando ampio spazio alle dichiarazioni di Baiardo sui presunti rapporti tra mafia e politica, con riferimenti anche a Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
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Una tempistica che aveva alimentato interrogativi tra gli inquirenti, ma che Cairo ha ricondotto a una valutazione strettamente aziendale. L’editore ha illustrato l’andamento degli ascolti e della raccolta pubblicitaria, sostenendo che il programma fosse da tempo in una fase di progressivo declino, nonostante i picchi registrati dalle puntate dedicate a Baiardo.
“Si arrivò anche all’8% di share, ma già il mese successivo il dato era tornato al 5,2%”, ha spiegato. Sul fronte economico, Cairo ha sottolineato come la raccolta pubblicitaria si fosse dimezzata rispetto ai primi anni di messa in onda. “Ogni puntata perdeva circa 140 mila euro. In sei anni abbiamo perso 21 milioni di euro. Interrompendo le ultime puntate abbiamo risparmiato circa un milione e 400 mila euro”, ha dichiarato.
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I magistrati hanno però richiamato diverse testimonianze secondo cui, nonostante le difficoltà economiche evidenziate dall’editore, sarebbero state in corso trattative per ilrinnovo biennale del contratto di Giletti, in scadenza nell’estate del 2023. “Avrei voluto proseguire, ma a condizioni diverse”, ha replicato Cairo.
“Avevamo proposto un rinnovo con un contenimento dei costi, ma la trattativa non è mai entrata nel vivo perché né Giletti né il suo agente erano disponibili a modifiche”. Nel corso della deposizione, Cairo ha inoltre escluso qualsiasi pressione da parte della famiglia Berlusconi per interrompere la trasmissione. Pur confermando un confronto acceso con Paolo Berlusconi dopo una puntata che lo riguardava, l’editore ha negato qualsiasi interferenza editoriale.
“Silvio Berlusconi non mi ha mai chiesto nulla. Paolo mi scrisse un messaggio con la parola ‘Vergogna’. Lo chiamai e gli dissi che non si doveva permettere e che non avevo nulla di cui vergognarmi. Non ho mai fatto pressioni sui miei conduttori”.

