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Crozza ironizza su Nordio e Roccella: “Educazione sessuale inutile? Siamo alle caverne”
Maurizio Crozza smonta Nordio e Roccella sulla legge sul consenso: tra ironia e dati sulla violenza sulle donne, il monologo fa discutere

Maurizio Crozza ha colpito ancora. Nella nuova puntata di Fratelli di Crozza sul Nove, il comico genovese ha messo nel mirino le dichiarazioni dei ministri Carlo Nordio ed Eugenia Roccella su educazione sessuale, parità di genere e legge sul consenso, trasformandole in un monologo che è diventato in pochi minuti uno dei momenti più commentati della serata.
Crozza non risparmia nessuno e apre definendo Nordio e Roccella «una straordinaria coppia comica», paragonandoli ironicamente alle grandi coppie del cinema comico italiano. Poi entra subito nel cuore della questione:
da un lato Roccella, secondo cui l’educazione sessuale a scuola non sarebbe utile contro la violenza sulle donne, dall’altro Nordio, che avrebbe giustificato la mancata parità di genere facendo riferimento al “codice genetico”.
La conclusione di Crozza è tagliente:
«Siamo tornati all’osteria degli anni ’50: uomo cacciatore, donna tana. Mancano solo le clave».
Ma poi arrivano i numeri, quelli veri. E fanno molto meno ridere.
Crozza ricorda che in Italia 85 donne al giorno sono vittime di reato, tra maltrattamenti, violenze, stalking e abusi. “Una ogni quindici minuti”, scandisce dal palco. Ventiquattr’ore su ventiquattro. Natale compreso.
Altro che dibattito filosofico.
E qui entra in scena il cuore del monologo: la legge sul consenso esplicito, già approvata in ventuno Paesi europei, da Francia e Germania fino alla lontana Islanda.
La formula è semplice:
“Un rapporto senza consenso è stupro. Punto.”
E Crozza lo spiega con una chiarezza che nessun decreto sa eguagliare:
se lei è ubriaca, se non è lucida, se dice no — anche “dopo”, “durante” o “sul lampadario” — non è consenso.
E se non c’è consenso, non c’è discussione: è reato.
Poi l’affondo finale, in stile Crozza puro:
«Se lei dice no, tu prendi le scarpe, saluti educatamente e ti sfoghi svuotando il frigo. Quello è legale.»
Nel bersaglio finisce anche l’eterna giustificazione nazionale: “sono casi isolati”.
No, risponde Crozza: una donna su tre ha subito violenza.
Altro che episodi: è sistema.
Nel gran finale non manca il solito bersaglio mobile, perché Crozza non si ferma al consenso. Si passa al ponte sullo Stretto, evocato da Tajani come possibile strumento di evacuazione militare.
Risposta del comico:
“Nei film di guerra la prima cosa che fanno è far saltare i ponti. Ma loro lo usano per scappare…”
Risate, applausi e una conclusione spietata:
«Almeno negli altri Paesi non hanno questi ministri. E già questo aiuta tantissimo.»
Ancora una volta Crozza fa quello che la politica spesso evita: dire cose semplici con parole chiarissime.
E quando il comico è più comprensibile del governo, forse una domanda dovremmo farcela.
