Se ha funzionato per la musica, perché non dovrebbe funzionare per le notizie? Dev’essere stata questa la domanda che si sono posti al New York Times prima di decidere di puntare una fiche da 3,8 milioni di dollari su Blendle. La start-up olandese utilizza lo stesso meccanismo di iTunes. Niente paywall, niente abbonamenti. Al posto dei brani, ci sono articoli. Pagati, come avviene per la piattaforma creata da Apple, singolarmente (in media 20 centesimi). L’incasso viene poi spartito tra Blendle (cui va il 30%) ed editore (per il 70%).
La start-up è stata fondata nel 2013 da due ex giornalisti ventisettenni, Alexander Klöpping e Marten Blankesteijn. Non è la prima idea di questo tipo. Ma è la prima ad aver ottenuto un sostegno così massiccio da un giornale prestigioso come il New York Times.
Per ora Blendle è concentrato nei Paesi Bassi: ha accordi con quasi tutti i giornali olandesi. Cui si aggiungono alcune testate inglesi, come l’Economist. Gli utenti registrati sarebbero 130 mila. I fondi che arriveranno da New York serviranno ad ampliare la platea, chiudere accordi con altri giornali e allargarsi a nuovi marcati.
@paolofiore

